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08 ottobre 2010

che tipo di Chiesa vorremmo essere?


Fig. 1
Con la storia di Fulvio ed Elisabetta (v. il post precedente), si è aperta una discussione su famiglia e chiesa.

Dopo aver letto il piccolo dibattito suscitato, Fulvio mi ha risposto così:

"Penso che la chiave di volta della discussione sia che tipo di chiesa siamo e vorremmo essere. I movimenti citati nel dibattito, hanno il grosso limite di essere "esterni" alla comunità parrocchiale, se mal sopportati dal parroco, o confondersi con essa, caso mai il parroco ne faccia parte.

Fig. 2
Una famiglia, ma anche un discepolo che voglia mettersi dietro a Cristo oggi in questa Chiesa, nella figura 1 ha posto solo tra i banchi, o al più al fianco del prete (se gli sta simpatico); nella immagine figura 2 ognuno ha la propria dignità e siamo tutti intorno alla Parola.
Non ci resta che contemplare queste immagini e domandarci che Chiesa vorremmo e che potrebbe essere Segno del Regno...". 

Che ne pensate?


ps. tra figura 1 e figura 5, nella pubblicazione da cui sono tratte, c'erano ovviamente dei passaggi intermedi...

28 settembre 2010

come bambini


"Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli".

Stamattina mi sono imbattuto, errante, in queste parole, credo conosciute a tutti. Sono bellissime. E misteriose: ne percepiamo d'istinto il valore, senza coglierne però mai davvero il senso fino in fondo.

Oggi, ho guardato i miei figli: sono loro che in questo tempo me la rendono più comprensibile, meno misteriosa, questa parola. Hanno accettato con fiducia grande nei nostri confronti tanti cambiamenti. Non rinunciano a comunicare i loro desideri, le loro difficoltà, nei modi in cui sanno e possono, da bambini. Ma ci seguono.

Crescere nella fede (e nella vita) è "diventare come bambini". Infantili. Persone (piccole) senza l'uso della parola. Mi verrebbe da dire, l'abuso.
Ma come? E io che credevo...

Il salmo che ho letto poi "per sbaglio" accanto a questa pagina di Vangelo recita, con parole perfino sensuali:

"apro anelante la mia bocca perché desidero i tuoi comandamenti". 

Apro la bocca per accogliere la parola di Dio, per mangiarla e gustarla e saziarmi, e non per dire le "mie" parole, i miei pensieri e farne una religione.

(foto flickr/Pink Sherbet Photography)

12 novembre 2009

dall'inferno alla bellezza



Quasi tre milioni di persone (stessi ascolti di X Factor, ma meno del programma di Bonolis) hanno seguito lo speciale "Che tempo che fa" in cui è stato protagonista Roberto Saviano con una lettura pubblica (rivisitata per la Tv) di alcuni brani del suo ultimo "La bellezza e l'inferno".

Consiglio personalmente a tutti di cogliere le occasioni per ascoltare quest'uomo.

La sua sorgente narrativa fondamentale, la sua poetica, è una sola: la potenza della parola.

Mi permetto di sottolineare un altro dei temi chiave: la possibilità dell'uomo di essere "bello" e, perciò, di fare cose belle. Anche in questo mondo, spesso tragico.

Li trovo entrambi temi profondamente religiosi, per non dire cristiani. Opinione tutta mia, perché non so la sua vicenda personale. Non ho mai ascoltato suoi personali "outing" religiosi, di alcun genere.
Peraltro, confesso, trovo piuttosto ridicolo il cliché di chi lo archivia subito pigramente nello scaffale di quelli "de sinistra". Credo che non lo abbiamo letto bene né ascoltato bene, ammesso che la sua collocazione nello scaffale sia un buon motivo per non leggerlo, ascoltarlo etc etc.

Saviano non risulta simpatico a molti. Succede. Ma è un peccato perdersi l'occasione di farsi interrogare dalle sue provocazioni.

Lo si accusa di aver cavalcato cinicamente il suo successo, e anche il personaggio che tanti lettori (e la sua condizione di "braccato") lo hanno fatto diventare; si mettono in dubbio le sue effettive capacità di scrittore, la sincerità dei suoi sfoghi; lo si critica perché essendo sotto scorta "fa sprecare soldi allo Stato"... senza citare il mare di calunnie mirate a delegittimare quello che ha voluto/dovuto (lui dice giustamente che per uno scrittore che vede delle cose "scrivere è un'esigenza") scoperchiare con "Gomorra".

La vera potenza di "Gomorra" non sta tanto l'inchiesta sul "sistema" (la Camorra), e su quanto questa sia profondamente radicata, in tutte le sue forme, nel tessuto "legale" del nostro Paese. La vera potenza di Gomorra e della scrittura di Saviano sta nella sua inchiesta sull'uomo.

Questa molti la rifiutano (e così snobbano lo scrittore), e non possono cogliere che Saviano tratteggia per tutti un inatteso "lieto fine".

ps. il mio amico Tori, prende spunto da questo post per lanciare una "Giornata della Bellezza" tra i blogger e i navigatori della rete: partecipate!

08 aprile 2009

contro i pensieri malvagi


Cercavo avidamente (...) indicazioni per combattere la mia Ira, e ho scoperto che prima che "iroso", sono un "accidioso" e un "vanaglorioso". Ma guarda te!
Le forme che questi due "vizi" sanno prendere nel nostro cuore e nei nostri pensieri sono talvolta imprevedibili. Una lettura sorprendente.

Contro i pensieri malvagi è il testo che mi ha accompagnato in questo tempo di Quaresima (nella mia tensione tutta umana, tra condannare e sperare). Si tratta di una recente riedizione del "manuale di istruzioni" contro gli 8 pensieri malvagi (tradotti comunemente nei "famosi" 7 vizi capitali) scritto da Evagrio Pontico, monaco della fine del IV sec., tra i più illustri padri della Chiesa.

L'Antirrhetikos, così il titolo originale, prende il nome dal metodo della antirrhesis (replica). Ossia, Evagrio suggerisce che la Scrittura è uno scrigno ricco di parole, frasi e versetti concretamente efficaci da usare per "replicare" e sopire con successo i pensieri malvagi che covano, con maggiore o minore presa, nel cuore di ciascuno e che il Diavolo sa bene sollecitare. Quei pensieri, cioè che sono la porta del peccato, che aldilà di ogni visione moralistica, è per tutti la porta di un inferno quotidiano - in cui noi stessi ci mettiamo - di non amore verso gli altri e di lontananza dall'amore gratuito di Dio.

Credo fermamente nell'efficacia concreta della Parola di Dio, anche nel solo proclamare ed evocare il nome di Gesù. Anche così la Parola di Dio davvero "si fa carne". Dio non ci abbandona e non ci giudica, ma ci offre - anche con la Parola - le armi per costruire la nostra felicità.

Parole efficaci, ripeto. Mentre, intorno alla catastrofe abruzzese, parole e promesse tutte da vagliare con i fatti si aggirano come morbosi guardoni intorno ai resti della città, alla gente senza casa e ai poveri morti. Il mio ultimo "pensiero malvagio".