28 settembre 2010

come bambini


"Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli".

Stamattina mi sono imbattuto, errante, in queste parole, credo conosciute a tutti. Sono bellissime. E misteriose: ne percepiamo d'istinto il valore, senza coglierne però mai davvero il senso fino in fondo.

Oggi, ho guardato i miei figli: sono loro che in questo tempo me la rendono più comprensibile, meno misteriosa, questa parola. Hanno accettato con fiducia grande nei nostri confronti tanti cambiamenti. Non rinunciano a comunicare i loro desideri, le loro difficoltà, nei modi in cui sanno e possono, da bambini. Ma ci seguono.

Crescere nella fede (e nella vita) è "diventare come bambini". Infantili. Persone (piccole) senza l'uso della parola. Mi verrebbe da dire, l'abuso.
Ma come? E io che credevo...

Il salmo che ho letto poi "per sbaglio" accanto a questa pagina di Vangelo recita, con parole perfino sensuali:

"apro anelante la mia bocca perché desidero i tuoi comandamenti". 

Apro la bocca per accogliere la parola di Dio, per mangiarla e gustarla e saziarmi, e non per dire le "mie" parole, i miei pensieri e farne una religione.

(foto flickr/Pink Sherbet Photography)

4 commenti:

Marcello ha detto...

Mia figlia stamattina non ha gradito l'alzataccia per andare a scuola e, mentre ancora sonnecchiava, mi ha salutato con uno scorbutico "sei bruttissimo".
Poco dopo mi baciava e mi abbracciava affettuosa.

Marcello ha detto...

Mi figlia di 3 anni.

il moralista ha detto...

:D anche i santi, nella solitudine, avranno detto al Padre "sei bruttissimo" chissà quante volte... le bestemmie che possono essere preghiera...

Marcello ha detto...

E' esattamente quello che ho pensato anch'io.
Anche l'amorevole familiarità (senza peli sulla lingua) che hanno i bambini verso i genitori dovrebbe essere un modello per il nostro rapporto con il Padre.