09 dicembre 2014

il mondo di mezzo è il condominio

Non so voi, ma qui a Roma gli esseri ancora senzienti e con un briciolo di coscienza sono tutti travolti dall'inchiesta cosiddetta #MafiaCapitale o #MondodiMezzo.

Dopo i primi 2 o 3 articoli di cronaca giudiziar-retroscenist-gossippara - e un po' 'ndo cojo cojo man mano che i giornalisti si leggono le numerose carte - mi sono già abbondantemente stufato di fare il grillo parlante col senno di poi e giocare al tiro a bersaglio con i politici indagati e i faccendieri di turno arrestati.


Quindi, per capire eh! Nelle vostre assemblee condominiali - io sono in affitto e non ho la delega - che succede quando si tratta di contattare una qualsiasi impresa per un lavoro comune? Come funziona? Come si comporta la distinta professionista della palazzina accanto o il pragmatico artigiano che abita sotto a voi?

Trionfa il bene comune o è un po' "Mafietta capitale"?
Io mi farei ormai queste domande dopo 5 giorni di inchiesta. E mi darei anche una risposta però.

E al politico (che quindi non voterò) che mi dice "sono gli elettori che ci vogliono così" (intende, maneggioni, evasori, furbettini; non dico farabutti e assassini) alzo gli occhi al cielo, consapevole, ma non mi sento proprio proprio di abbonargliela.

Voi che dite, alla prossima assemblea di condominio, che possiamo fare nel concreto per non dare alibi a questo politico?

Per rompere quell'insopportabile corto circuito del "così fan tutti"?

27 novembre 2014

quando la malattia entra in casa


Questa è la storia di un viaggio, di un'avventura ancora in corso.
Del Viaggio indesiderato di Lorenzo Cuffini con sua moglie (e la loro figlia): quello con la sclerosi multipla di Margherita.


Come affrontare il quotidiano e le proprie fragilità, oltre che quelle di chi sta male?
Come rimettere a posto un progetto di vita che si era immaginato completamente diverso?
Come restare sposi e persino amanti, nonostante tutto?

Lorenzo lo racconta con molta concretezza carnale e senza vezzi letterari. E quando affronta il lato "religioso" del confronto con la sofferenza e con la malattia, lo sa fare in modo credibile e senza rendere la sua testimonianza distante e irraggiungibile, sopratutto per chi non crede.

Lorenzo l'ho conosciuto grazie a questo blog. In realtà non ci siamo mai visti, ma da anni ci scriviamo. Lui dice che siamo "web-amici". E sono contento che sia così.
Se si è credenti, non bisogna avere paura.
Di andare in crisi.

Di ribellarsi a Dio.
Di non avere più fede.

Di non sapere più nulla.
La crisi, in realtà, può essere salutare.
La ribellione può aiutarci a sbarazzarci di un'idea di Dio che era tutta nostra.
(Lorenzo Cuffini)

26 novembre 2014

ho visto "Interstellar". Credo

A me "Interstellar" è piaciuto.

Sarà che non vado mai al cinema ma che il cinema mi affascina anche quando vedo film brutti; sarà che la fantascienza la adoro e mi sembra una finestra sul futuro tremedamente necessaria in un'epoca di "passioni tristi"; un'epoca avvoltolata sul consumo in loop di presenti e passati ormai logori.

Prendo il La da questa recensione di Lee Marshall per via di tutti i suoi ottimi spunti: cogliete il lato positivo degli elementi criticati e il lato negativo di quelli apprezzati e avrete la mia, di recensione.

E la traduco in una specie di lista per la spesa che suona un po' così:
  • comprare un "worm-hole" che unisca il mio letto al fasciatoio di Francesco 
  • guardare più spesso dietro le librerie 
  • far vedere in giro quella certa scena per far capire cosa succederebbe se i grillini facessero una riforma della scuola 
  • dire a quelli di "Gravity" che se so' fregati il titolo giusto 
  • affermare con saccenza che l'amore può essere scientifico e che la scienza vera può essere amore (e quindi divina) 
  • rileggere presto il ciclo della Fondazione di Asimov

27 ottobre 2014

io, il congedo parentale "a ore" e l'Inps

(aggiornamento del 4/11/2014)

(post originale)
Quelli dell'Inps sono stati carini e tempestivi. E non si dimenticano di me.
Però, nonostante le promesse, non mi hanno ancora risposto né risolto il problema.

Peraltro è un loro problema: il congedo parentale "a ore" esiste ma online non si può richiedere.
Peccato che non si possa nemmeno presso la mia sede zonale. Ergo, non si può prendere?



Spiego. Nasce Francesco, mio figlio. Mia moglie ha bisogno di una mano a casa e decido di prendere qualche giorno di congedo parentale. Di più è impossibile, visto che viene pagato solo al 30% dello stipendio.

In realtà vorrei prendermi solo delle ore, come prevede la normativa (se Ccnl di riferimento lo consente) recependo una direttiva Ue del 2010.

Ma come funziona ora che all'Inps "si fa tutto online"?
  1. Per prima cosa chiamo il contact-center dell'Inps. Una signorina molto gentile mi spiega che la richiesta del congedo parentale "normale" si può fare online. Mentre per quella ad ore non è stata ancora implementata la procedura e quindi mi devo rivolgere alla mia sede zonale o al Caf (ma poi perché il Caf' Semmai il Patronato... vabbé).
  2. Vado alla mia sede zonale dell'Inps (sotto casa) e un agente di sicurezza che distribuisce numeri per i servizi e fa di fatto da front office (?), dopo aver grugnito due parole in una radio trasmittente con (suppongo) un impiegato all'interno, mi dice che "si fa online" o "ar Caffe" (e dai). Quando gli faccio notare che al contact center dell'Inps - ossia l'azienda per cui costui sembra lavorare - mi hanno detto altro, lui si imbufalisce è risponde "ma quello nun è mica l'Inpse, nun conta gnente: è esterno". Peccato che sia il numero di riferimento ufficiale sul sito ufficiale dell'Inps.
  3.  Scrivo all'account ufficiale dell'Inps su Twitter segnalandogli l'incongruenza e chiedendo il da farsi. Loro mi assicurano che

  4. a questo punto, ohibò, rassicurato vado sul sito dell'Inps, entro nell'area riservata e inizio la procedura per inserire la domanda di congedo parentale.

    Ma nella procedura non è previsto alcun campo in cui richiedere solo delle ore di congedo. Il periodo più breve per cui si può fare richiesta è 1 giorno.
  5. riscrivo a @INPS_it e ottengo la risposta da cui sono partito. E in buona sostanza non ho potuto chiedere il beneficio di cui avevo bisogno e cui ho diritto.
Ne dovrei dedurre che:
  • il "congedo a ore" pur previsto dalla legge in realtà, in pratica, non si può ottenere;
  • l'Inps non sa cosa fa l'Inps;
  • ha ragione il contact-center ma forse alla sede zonale "nun je va" (per mantenere il tono) di offrire il servizio
Certo, potevo rivolgermi al Caf (o al Patronato? Vai a sapere). Prima che chiudano.

Perché tanto non servono: si può fare da soli tutto online, no?

12 ottobre 2014

Le "anime nere" di una famiglia malintesa

Il rapporto padre-figlio. Il ruolo delle donne e quello delle mogli (o quello che potrebbero avere) in un pianeta tragicamente "macho" in assenza di alternative. L'amicizia tradita. Il sottofondo distorto di una religione senza fede né amore.
Tutto osservato con grande cura e rispetto senza giudizi facili o ideologici. Questo mi é piaciuto molto.

Ho una proposta cinefila nei giorni del Sinodo sulla famiglia. Andate a vedere al cinema o recuperate in qualche modo "Anime nere" di Francesco Munzi, recentemente presentato al festival del cinema di Venezia.

Ebbene sì, è un film sulla 'Ndrangheta e sulla Calabria. Ma parla della possibilissima e quotidiana deformazione di qualsiasi famiglia: valori dai bei nomi che diventano condanne a morte; legami e relazioni che non fanno crescere nè generano vita ma che rendono schiavi e uccidono; riti sociali e para-religiosi senza calore né verità.

Intere famiglie di "anime nere" che sono perennemente in apnea, alienate da una vita che respiri amore e libertà. Ma perfettamente a posto rispetto a consuetudini e aspettative sociali.

Lo segnalo perché inquadra bene molti aspetti di quell'immagine distorta di famiglia "tradizionale" che i più duri e anche prevenuti critici della "famiglia fondata sul matrimonio" usano per contestarla e denigrarla.

Qui c'è da lavorare. Qui c'è bisogno di dare orizzonti nuovi e tanto ossigeno: annunciare la buona notizia per la famiglia dello specifico del matrimonio cristiano; liberare quest'ultimo da un legame più controproducente che produttivo con il modello di matrimonio e famiglia che sopratutto in Italia è un pachiderma di stereotipi e consuetudini che di cristiano non hanno più nulla. Insomma, siamo sicuri che questo rifarsi continuamente alla "naturalità" del matrimonio o ricordare che, in quanto istituzione sociale, la famiglia è esistita da sempre e da prima di ogni altra società, faccia bene al matrimonio illuminato da Cristo e alla famiglia in crisi? Siamo sicuri che siano gli argomenti migliori per confrontarsi con chi pretende che qualsiasi legame di coppia sia "matrimonio"?

Il finale è spiazzante, forse nichilista. Anche se è l'unico momento della storia in cui due degli sposi in scena si guardano davvero, e con tenerezza. Eppure, guardandolo da una prospettiva altra, io ci vedo in controluce un pezzo di Vangelo: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?" Mc 3, 31-35

12 settembre 2014

chiedere aiuto, aiuta tutti

No, forse non è roba per uomini che passono le ore a rifarsi le sopracciglia; né per donne con faccia da dure e occhi tacco 12. No.

Chiedere aiuto - di persona, faccia a faccia, forse emozionati e con gli occhi gonfi - se si è in difficoltà, non è un'attitudine che aiuta a farsi un personaggio.

O comunque non la si espone in vetrina. E non è solo pudore o encomiabile dignità, mi pare.

Ma è che ci sente sempre connessi in questo mercato H24 di lacrime e furbi, dove debolezza e "con-passione" sono merci (da) perdenti.

foto kiki99/flickr


E invece penso che ritrovare il coraggio di chiedere aiuto (e/o darsi il permesso di farlo) sia urgente. Anche per ridare forza a quel senso di solidarietà sociale che vedo sfrangiato e polverizzato.

Forse più di qualche secchiata di acqua gelata in testa o uno, cento, mille sms per problemi che in genere sono lontani dai nostri occhi.

Chiedere aiuto non solo può far del bene a chi chiede, ma anche chi è chiamato ad aiutare.

Per rimettere in moto cuori a volte solo un po' spaventati e induriti ma che, in fondo, sono fatti proprio per questo.

"Quando soffia la tempesta e hai paura di annegare
Chiama, chiama piano. Sai che non sarò lontano...
Chiama, tu, chiama piano
Ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio"
(Chiama piano, P. Bertoli)

08 luglio 2014

pescatori di uomini

"Grazie a Dio almeno ho potuto parlarci poco prima. Si era preparata. Una benedizione".

Una collega. La incontriamo con altri sotto all'ufficio. Ha perso da pochi giorni una delle sue figlie (40 anni) per un tumore. E forse per un intervento medico sbagliato.

Non ha potuto raggiungerla perché la figlia viveva all'estero, nel suo Paese d'origine, ma lei ha la pressione alta e il medico l'ha bloccata. Non può volare, ora.


"Pensa che l'ultima volta che sono riuscita a parlarle stava pregando e cantando Pescatore di uomini con i figli e gli amici". Dopo 2 ore sarebbe morta.

Stanca, provata, ha fatto di tutto in queste settimane anche a migliaia di chilometri di distanza per essere vicino alla figlia. Ora sorride, come sempre. Ora si commuove. Gli si velano gli occhi. Eppure riesce ancora a dire "grazie".

Grazie a te, Lidia. Dio ti benedica.

09 giugno 2014

nell'alto dei cieli

"Quando morirò la potrò rivedere nell'alto dei cieli". Dice la grande alla piccola dopo che hanno ricordato quanto erano buone le polpette di nonna "che mamma e papà mica le sanno fare così".

Ma la piccola risponde alla grande e precisa: "No, quando muori vai in Paradiso. Dopo, incontrerai nonna nell'alto dei cieli".

Non so dire l'origine e il frullato delle cose che hanno fatto da materiale per questa discussione escatologica delle mie figlie.

Mi sembra comunque il modo migliore quest'anno per ricordare Annarita, mia madre, quella lì "nell'alto dei cieli" da 2 anni. E ancora qui, nell'intimo dei cuori.

04 giugno 2014

se non sei dei nostri

Ho fatto due pensieri banali leggendo "La lista di Bergoglio" di Nello Scavo che ho preso in prestito da un amico.


Il primo è stato sull'insondabile mistero del cuore dell'uomo, che tanto può scendere in un abisso di violenza, sadismo o solo meschinità; quanto incredibilmente è capace di salire le vette del coraggio, dell'amore gratuito e disinteressato, della vera "con-passione". Spesso nel silenzio, fuori dai riflettori.

L'altro pensiero è stato sulla perversione degli ideali, compresi quelli "a fin di bene".
Una delle cose peggiori che l'ideologia - pianificata o istintiva, duramente conservatrice o rivoluzionaria - non sa e non vuole riconoscere fino a soffocarle e umiliarle sono la giustizia e la gratuità. Anzi, solo la giustizia, perché la giustizia è sempre gratis, non dovrebbe guardare in faccia al giudicato.

Perché, se non sei dei nostri, sei dei loro e come tale ti tratto.
Non c'è comunanza umana, non c'è ascolto, non c'è prova provata che tenga.
Salvo poi essere salvati o perdonati dal tuo avversario.
E qualche volta, non basta nemmeno quello.

19 marzo 2014

san Giuseppe di Romania

A. ha 12 anni. E' paralizzato dalla cintola in giù. Un'auto in Romania, da dove viene, l'ha travolto mentre camminava su un marciapiede. Guarda serenamente il suo smartphone in attesa di un intervento delicatissimo alla schiena.


C'è un uomo che si prende cura di A. con sicurezza e tenerezza: lo lava, lo pulisce, gli sorride. Poi ci scambiamo due parole e M. mi dice: "Sai, lui è mio nipote, non è mio figlio. Ma la mamma è morta e il suo papà, in Romania, non si sa che fine abbia fatto... Io l'ho portato in Italia e l'ho adottato".

M. parla un italiano ottimo. Ma soprattutto ha due occhi che sorridono. "Lo operano, oggi, il 19 marzo, la data della morte della mamma. E' la seconda volta che capita questa coincidenza...".

L'operazione è durata 6 ore. Pare perfettamente riuscita.
M. si rilassa un po' e sorride. Mi saluta.

M., san Giuseppe "di Romania".