18 maggio 2013

la mamma molto cattolica

Prove di Prima comunione: bambini carichi e agitati, sacerdoti e catechisti indaffarati, genitori un po' annoiati, forse, e preoccupati. Di varie cose, non sempre elevatissime, ma si sa, è normale.

"Mi raccomando, poi in Chiesa, le mamme e i papà seduti dietro ai bimbi". Dice il parroco.

Poi, spunta lei, la mamma "molto cattolica".
Lei non la conosce manco bene quell'altra mamma.
Però pensa bene, non si sa perché, di avvicinarla e dirle che "lei sa" che convive, che non è sposata, e quindi... "tu non puoi fare la comunione, domenica. Ce lo ha detto chiaramente il parroco al ritiro. Era preoccupato: ci sono addirittura dei genitori che sono andati a protestare col vescovo perché una volta hanno visto che...".

Glielo dice davanti alle altre mamme. Una specie di gogna.

Il figlio del peccato, con tanto di tunica bianca nuova di pacco, ha finito le prove: sente qualcosa da lontano, s'avvicina, chiede che succede e poi scoppia a piangere. Non capisce.

La sua mamma non riesce a reagire. Si sente umiliata, imbarazzata.
Non entra mai in Chiesa senza pensare alla sua condizione particolare.
E non ha mai preteso nulla.

Consola il figlio e se ne vanno.
Domenica c'è la sua Prima comunione.

28 marzo 2013

"Gioite della fede, difendetela dall’appassimento"

In cammino verso la Pasqua, pubblico il testo che due fraterni amici hanno condiviso in questi giorni.
Sono parole di don Andrea Santoro.

“Discesa agli inferi”
Icona moderna dal monastero di Vatopedi
Monte Athos

Amate le vostre chiese. Amate la Chiesa.
Amate i fratelli che il Signore vi mette vicino.
Non disertate le riunioni, non spegnete la voce della preghiera, non chiudete il libro delle Parole sante, non fatevi stordire dagli inganni del mondo, non lasciatevi abbagliare da ciò che “luccica” ma non “illumina”.

Non fate morire il cristianesimo, non riducetelo a osservanze e convenevoli, non addomesticate il vangelo, non uccidete la croce di Cristo e la sua povertà, non sostituite la sua umiltà e semplicità con
l’accumulare e l’apparire, non bevete a fonti avvelenate abbandonando la Fonte di acqua viva, non offendete i nostri figli riempiendoli di cose e di mille attività e negando loro (o dandolo solo col contagocce) il Padre dei cieli, la Parola di Gesù, il cuore sapiente e materno della chiesa, il calore di una comunità cristiana viva.

Gioite della fede, difendetela dall’appassimento, vivetela nella fiducia e nella lode anche quando i giorni sono bui («gettando in lui ogni vostra preoccupazione – come dice san Pietro – perché egli ha cura di voi»).

Fate fiorire la carità, amando chi non vi ama, facendo del bene a chi vi fa del male, condividendo con i poveri e i sofferenti sia i beni materiali che i beni spirituali, rianimando le famiglie con la presenza di Dio e l’amore reciproco.


don Andrea Santoro, Urfa-Harran 27 aprile 2001
(Lettere dalla Turchia, pp. 45-46)

19 marzo 2013

i signori grigi

Ho incontrato nella ressa del treno un tipo assolutamente ordinario: sembrava un impiegato o un funzionario di qualche ente pubblico o di un ministero; prossimo alla pensione, mediamente colto ed informato, era uno del genere: "Dammi retta".

Con una parlantina esuberante, piena di quel cinismo ridanciano da "romano de Roma", nell'arco di 30 minuti è riuscito a terrorizzare nell'ordine:
  1. una coppia di testimoni di Geova: loro erano "in borghese" ma lui non so come gli ha fatto fare outing e hanno rischiato di essere convertiti al suo nichilismo assoluto, su ogni questione di attualità. Alla fine erano visibilmente a disagio;

  2. i pendolari tutti lì nei dintorni: il treno era in una di quelle giornare da Via Crucis, e lui continuava a spiegare a gente già sfinita e arrabbiata di suo per l'ennesima "giornata no", che tanto il treno si sarebbe fermato a metà strada e ci avrebbero fatto tutti scendere (poi non è andata così);

  3. infine, quasi alla meta, due giovani studenti universitari, forse una coppia. Dopo essersi informato gentile sui loro studi, gli ha subito sbattuto in faccia "il mondo crudele" che li avrebbe attesi dopo, accompagnandoli con un ottimo consiglio inflazionato: "Trovate subito un lavoro qualsiasi, che qui è dura".
"I signori grigi esistono!". Ho pensato.



Prima della nanna in questi giorni sto leggendo coi bimbi Momo e i ladri del tempo di Michael Ende, l'autore del più noto La Storia infinita. Momo è più poetico (e quindi, concreto) e a me piace di più. Ma questo non è il punto.

I "ladri del tempo" sono dei signori grigi, che riescono a convincere le persone a risparmiare tempo per averne di più in futuro. Un futuro che non esisterà mai, ingoiato dal presente: per risparmiare tempo i nuovi creduli clienti dei signori grigi, mal consigliati, tagliano con l'accetta qua e là tutti i minuti, anche pochissimi, dedicati alle cose per cui vale davvero la pena vivere: relazioni, amicizie, amori ma anche attenzioni e delicatezze in ogni azione quotidiana. Gesti inutili che fanno perdere tempo prezioso. E la gente comincia ad essere infelice.

I signori grigi, esistono davvero. A volte ridono e sembrano dei simpaticoni, magari non vogliono rubarti il tempo ma di sicuro la speranza.

ps. E io? Sarò mica un signore grigio anche io?

09 marzo 2013

Zeman, Mourinho e il "papi-guru"

Piccola antropologia quotidiana di un pendolare curiosone.

Lui è un padre sprint sulla cinquantina, look casual e faccia da centro benessere (tanta invidia).

Lei, la figlia adolescente con l'Ipod. Scafata il giusto.
Hanno quell'aria da "siamo più amici che padre e figlia".
Ma ve lo saprò dire meglio tra qualche anno.

Comunque. Parlano di scuola, di assemblee, e di una rappresentante di classe - a loro dire - un po' ambiziosa e maneggiona (in Italia? ohibò!).
E poi, commenti su una certa insegnante...

flick/Alex Abian

Di fronte alla figlia, insoddisfatta di approccio e metodi della prof. - lei giura che è sentimento comune in classe - il "papi-guru" offre la sua visione della pedagogia con un'ardita metafora, che evidentemente sentiva di saper maneggiare con padronanza:
"Lo vedi, lei è come Zeman: per carità, bravo a insegnare la tecnica, ma è fissato con le sue idee. Se c'è qualcuno che non è proprio il tipo adatto al suo gioco, lo stronca, lo mette fuori e non lo considera più. Mourinho, invece... lui sì... magari sembra un venditore di tappeti più che un insegnante di calcio, però se vede un giovane bravo che sa che può dargli qualcosa, non ci pensa un secondo a valorizzarlo, a coccolarlo e a metterlo dentro".

Concetto "rottamatore" apprezzabile. E, dicevo, bravo lui, in fondo: fare esempi credibili e comprensibili è un arte sottovalutata.

Certo i modelli della cultura popolare più immediati sono questi: voglia dare colpa al "papi-guru"?

13 febbraio 2013

il velo squarciato

Dagli al Papa "in fuga".
Già lunedì sera avevo intravisto in tv la rapida e ansiosa archiviazione del Papa debole e relativista, e quindi insostenibilmente irrilevante, da parte di due noti difensori della causa cattolica, Vespa e Ferrara.
Oggi esco da due letture indicative (1 e 2): autori distanti nelle posizioni e a loro modo considerati autorevoli nel mondo del "web cattolico". Il refrain in fondo è lo stesso: delusione.

Sono finite insomma le parole di circostanza e, come da copione, quelli che ne hanno servono il conto: più o meno salato, più o meno giusto, più o meno misericordioso, non importa.

Benedetto XVI viene piano piano scaricato da alcuni in modo assolutamente "bipartisan".

flickr/torremountain
Scaricato tanto da alcuni "progressisti" quanto da alcuni "tradizionalisti": salutato sbrigativamente con un sospiro di sollievo da certi mai domi nostalgici post-conciliari (poco concilianti) e reietto da alcuni mai domi nostalgici della chiesa pre-conciliare, dei papi Re, della societas christiana e di una certa idea "bellica" del difendere la fede...

E temo che papa Ratzinger, il primo ispiratore dei "principi non negoziabili", sia stato abbandonato - attendo lieto smentite a mucchi - anche da un discreto numero dei cosidetti cattolici della "generazione Wojtyla", alcuni di quelli che a Tor Vergata nel 2000 hanno vissuto la loro piccola Damasco. Quelli che... "non si scappa dalla croce".

Il Vangelo ci dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". La SUA propria croce e la sua propria forma di sequela.

Queste reazioni - è persino ovvio scriverlo - sono un segno che c'è qualcosa di nuovo e profetico nel gesto compiuto dal Papa.

Un gesto che ha quasi la stessa potenza di quello che squarciò il velo del tempio: ecco, squarcia il velo.

E molti restano un po' smarriti, nudi come il Re proverbiale; e soli, con la propria idea della fede e di come dovrebbe essere il capo della Chiesa.

Gesù è stato minacciato e poi fatto uccidere dai "veri fedeli" della sua epoca perché non solo dava un senso nuovo, vivo e pieno alla Legge; ma perché non incarnava quell'idea di Messia che si era fatto il Popolo di Israele che lo attendeva.
Ha scandalizzato i suoi più intimi amici, consegnandosi ai soldati del Tempio e accettando, lui, Dio-Uomo, di farsi ammazzare come una bestia.
Lasciando apparentemente "soli", anche di fronte alle proprie responsabilità, i principi della Chiesa neonata: inaccettabile.

Benedetto XVI assumendo con la sua spiritualità la "sua" croce, secondo me, ci ha liberati tutti un po' di più. E ha aperto uno squarcio da cui, se non abbiamo paura, possiamo farci illuminare da una luce nuova.

16 gennaio 2013

cose da bambini

Come sopravviveranno un'ora e mezzo in macchina, nel traffico e per giunta con me tre sventurati bambini tra i 9 e i 10 anni?

Me lo sono chiesto giorni fa prima di andare a recuperare in giro per Roma due amici e un'amica di mio figlio, ospiti da noi per il suo compleanno.


Domanda e preoccupazione sbagliata. Abbiamo parlato per tutto il tempo e di ogni cosa possibile con rari momenti di sano silenzio: scuola (in particolare, le diverse gradazioni di follia delle insegnanti sulla base di una scala metrica inventata sul campo), musica (spopola il tormentone "Gangnam Style"), videogiochi (quest'anno, dice lei con i due maschietti d'accordo, Fifa13 ha stracciato la Pes: "Sulla grafica non si batte"), genitori (...), sport (lei fa arrampicata, mica ricamo!) e pure di politica, dopo l'ascolto di una news alla radio:

"Simone, scusa, ma tu per chi voti alle elezioni?", se ne esce di punto in bianco D.
"Ehm, veramente non ho deciso", rispondo sincero.
"Mio padre vota Monti!", sentenzia senza fronzoli M., la signorina.
"Mio nonno dice che vota Berlusconi...", spiega dubbioso D.
"Berlusconi?!? Ma che tuo nonno è matto???", esplode T., spirito liberal.


Ho riso.

29 novembre 2012

Armi, scuola e famiglia: i lati oscuri della forza (politica)

Cari Bersani e Renzi, visto che pare siate i potenziali candidati premier del primo partito del Paese, ieri sera vi ho ascoltato con attenzione. Speravo di poterlo fare anche per la Pdl ma loro hanno deciso di continuare a organizzare burlesque dove spopolano le maschere truci e gli sguardi senza futuro. Je piace così.

Mi aggiungo così buon ultimo alla lunga lista di web-cosi e non, più o meno autorevoli e informati, che su internet vi danno oggi "le pagelle". Dirò solo delle cose che non mi quadrano.
Tra l'altro le stesse su mi interesserebbe la posizione di tutte le forze politiche.

Le domande - un po' troppo vaghe alcune, altre assenti - non vi hanno aiutato.
Come in occasione del primo dibattito (Sky più stile e ritmo Usa, Mamma-Rai più rassicurante nello studio Rosso-Maggioni), ho appreazzato molto il fatto che vi parlaste e ci parlaste solo dei problemi posti nelle domande, senza divagare troppo e senza polemiche sul nulla da talk-show.



Sulla scuola non mi siete piaciuti manco un po'.
Il problema strategico, e sottovalutato, per il rilancio dell'istruzione (pubblica) e per provare a dettare una linea seria sulla questione precari/abilitati etc etc, è che arrivino a insegnare sopratutto educatori motivati.
Insegnare non può essere un mestiere "di scorta" o "salvagente", quasi un LSU.

Sulle armi (F35) e le spese militari in genere non ho capito molto.
E in politica estera, noi Italia, siamo fragilini un po' dappertutto.
L'Italia si è impegnata per 230 mld per i prossimi 12 anni.
Ora, è persino inutile ricordare che c'è la crisi. Senza per nulla appoggiarmi agli slogan, il perché dovremmo spendere tutti questi soldi per degli armamenti (230 mld in 5 anni), data anche la nostra Costituzione, ce lo dovreste proprio ri-spiegare bene.

Sul sostegno - fisco e welfare - alle famiglie (sopratutto con figli e a basso reddito), poi, praticamente zero carbonella.
Abbiamo appena percepito un paio di "ok" al riconoscimento delle unioni "all'inglese" o "alla tedesca" (parliamone): tema trendy ma non prioritario.
Ma il silenzio più o meno totale nel vostro caso può anche essere un buon segno: il tema scotta con molti vostri elettori e il silenzio vale "mani libere", cioè non promettiamo nulla a nessuno.
Chissà, forse è meglio di tante vane promesse da mercante (su valori che diventano all'improvviso molto negoziabili) di questi ultimi anni.

Comunque, non riesco a dire chi tra voi due preferisco: Renzi, che tu piaccia o no alla sinistra, porti uno stile di politica diretto e un approccio pragmatico (da verificare però sul campo); Bersani, sei serio, più rassicurante ed esperto, mi stai anche simpatico; ma quella grossa scimmia sulle spalle (D'Alema) ti ingombra assai. Ed è pure antiestetica.

Ravviso solo un rischio latente, forse più da parte dei vostri fan che vostro: quello di calvalcare un po' troppo spavaldi e compiaciuti (e quindi disattenti al Paese) verso una vittoria che sembra oggettivamente vicina e senza opposizione seria. In attesa dell'ultimo colpo di coda di Mr B.

09 novembre 2012

Lettera dei "Giammai" a un "PerchéNo?"

Caro "PerchéNo?",

abbiamo cercato di fartelo capire, ma fino a oggi non siamo stati espliciti: perché noi siamo tradizionalmente rispettosi dei tempi e dei modi. Ma ora te lo dobbiamo proprio dire.

A noi QuelliLì non ci piacciono proprio.

flickr/the|g|
Guarda, piuttosto nel dubbio sono sempre meglio GliAltri.
Sono più rassicuranti, più prevedibili, ben educati. E poi sono così sorridenti e carini con noi.
Non trovi che questo sia bello e importante?

Oh, sia chiaro! GliAltri non è che siano proprio il massimo. Diciamola tutta e bene: non hanno per nulla le carte in regola.
Ma, te lo abbiamo detto, sono carini con noi. E questo è importante per difendere il nostro Giammai.

Ora, se a te invece proprio proprio piacessero QuelliLì... beh, ci duole dirlo, ma sei sulla strada sbagliata.
E chi va con lo zoppo impara a zoppicare (a meno che tu non sia un bravissimo ortopedico).

Noi Giammai, però, siamo misericordiosi per statuto.
Ti guarderemo come sempre dall'alto (in basso) e, benevoli, pregheremo comunque anche per te e per QuelliLì.

A qualche piccola condizione, certo, ma in buona sostanza pregheremo anche per voi.

Un saluto paterno
I Giammai

ps. il sottotitolo potrebbe essere "O lettera dei savi del mondo allo stolto nel mondo".
ps2. l'originale è in inglese-americano

31 ottobre 2012

non mi torturate con Halloween

Vi prego. Meditate sui vostri personalissimi mostri e non mi torturate con Halloween.

Io ho idee e nevrosi abbastanza semplici sulla questione: non mi sono mai piaciute le mascherate, che siano prima di Quaresima come prima di Ognissanti.
Il resto (nel mio caso) è un di più. E "il di più", parlo sempre per me, si sa da chi viene.

Ho tentato di avere un approccio culturale-spirituale alla "grande questione cattolica" Halloween sì/Halloween no. Ma vedo che è in me gira solo come una roba di testa.

Invece, di pancia, io me medesimo, sento solo che non mi piacciono le maschere: è una questione mia e della mia personalissima "battaglia spirituale".

E in questo senso, vedo il discorso collegato proprio al tema del dualismo (preteso) tra digitale e virtuale, tra quanto siamo "veri" nel mondo fisico e quanto siamo "falsi" nel modo digitale. Interessante capire cosa e dove è davvero falso e cosa e dove è vero; quali sono le nostre maschere (e le nostre paure e i nostri mostri, per restare in tema) e dove le utilizziamo e le esponiamo.

24 ottobre 2012

l'ambiguità non è della Rete

"Nella Rete le persone fanno e vedono cose terribili"
"Nella Rete le persone fingono di essere altro"
"La Rete è pericolosa, insidiosa, piena di rischi"

Sono tutte affermazioni vere. E, in fondo, angoscianti.

foto flickr/mallix

Ma se sostituiamo alla parola "Rete" la parola "Vita", cosa cambia?

La Rete fa paura perché costringe - per esserci pienamente - a esporsi davvero e in modo coerente; e non perché consente di alienarsi, nascondersi e fingersi altri.

Perché la Rete "non dimentica". Perché la Rete può celare ma anche svelare.
E di fronte a questo, la sfida è prima educativa e spirituale che morale e psicologica.

Il dualismo che disintegra
Ci penso da qualche giorno, quando ho avuto occasione di ascoltare due relatori di alto livello in una conferenza organizzata dal Copercom: Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta; e p. Antonio Spadaro, gesuita, "cyberteologo" e direttore della rivista La Civiltà Cattolica. Ovviamente, si parlava di internet e dintorni.

Il dualismo digitale ­­- per cui esisterebbe un mondo “reale”, mediamente sano, e un mondo “virtuale”, mediamente falso e malato - non è ancora stato superato. Dire che le relazioni "fisiche" non possono essere sostituite e che sono "meglio" delle relazioni attraverso la Rete è sano e ovvio, ma resta in questa epoca una lettura dualista.

Mi risuona una delle riflessioni di p. Spadaro, che traduco così: proprio il mantenimento di questa divisione, apparentemente rassicurante e moralmente soddisfacente, può generare tanto disagio, in particolare nei cosiddetti "migranti digitali", ossia chi è nato analogico ed è inciampato nel digitale nel cammino della vita.
Ma a ricaduta, sopratutto se la mediazione degli educatori non è orientata alla'integrazione delle identità, ed è più impaurita che responsabile e competente, si genera disagio anche nei "nativi digitali".

Obiezioni e domande
Si tratta certo di riflessioni aperte, di sfide. Ma alcune delle paure più comuni, degli allarmi e delle obiezioni portate di fronte alla progressiva penetrazione della Rete e delle sue "app-endici" nella vita quotidiana suonano sempre più contraddittorie.

Immaginate tutte le obiezioni che vi vengono in mente, incluse quelle che sentite più vostre e più vere.
La chiave intepretativa per smontarle o relativizzarle potrebbe essere sempre la stessa: ma perché, cosa succede di diverso nella vita e nelle relazioni fisiche, diciamo, reali?

Mi limito a citare a mo' di esempio una obiezione tipo, un po' autoreferenziale, da parrocchia: "Va bene la Rete, le potenzialità, etc etc ma la comunione vera però si può vivere solo dal vivo, nelle relazioni personali".

Ok, bene, giusto.
Ma sono più in comunione con Tizio, amico d'infanzia, e residente all'estero, con cui scambio tre email l'anno ricche di esperienze vissute insieme, di vita vera e di affetto reciproco e magari una videochat via Skype? O con Caio, qui di fronte a me che mi parla di comunione, mi sorride con una cordialità affettata e tre secondi dopo parla male di me al primo che passa?
Sono più in comunione con chi, magari non ho mai incontrato, ma scrive che sta pregando per me? O con chi fa con me la Comunione tutte le domeniche ma in 10 anni non si è mai fermato a chiedermi "come stai?

Quindi...
Dove e quando sperimentiamo e comunichiamo di più ambiguità e falsità?
Quanto e come ci nascondiamo o ci mascheriamo davvero nella vita fisica?