29 febbraio 2012

i piccoli miracoli del dottor K.


Lei gli si avvicina molto sofferente. Lo si legge in volto.
Le metastasi alla schiena cominciano a farsi sentire.
Il tavolo della Tac è duro e alzarsi e rimettersi in piedi è una tortura che infliggersi da sé non migliora la situazione. 

Lui è un 40 enne alto, zazzera e barbetta incolta un po' da studente on the road; maglioncino, jeans e camicia sotto al camice inusualmente aperto e svolazzante. Accento chiaramente dell’est europa ma ottimo italiano.
Lo chiamiamo dottor K.: sul cartellino un nome che sa di Boemia.

Il dottor K. si avvicina alla donna.
Le chiede: "Come si sente oggi?". Una voce gentile.

Qui sono tutti piuttosto disponibili - sarà il reparto - ma lui fa qualcosa di nuovo ai miei occhi, un piccolo miracolo: la guarda con una tenerezza paterna, con lo sguardo di chi sa, e le carezza con un breve tocco leggero il viso. Niente più.

La donna abbassa il capo, si rilassa un po', e continua il suo calvario con un volto amico in più. Lo sconosciuto dottor K.

17 febbraio 2012

15 febbraio 2012

le olimpiadi mancate e le scarpe strette

Non la trovo tanto da festeggiare la notizia dello stop del Governo alle Olimpiadi a Roma.

Capisco molto bene le ragioni di chi ha tirato un sospiro di sollievo, soprattutto tra i romani, e persino le ragioni logiche per cui il politico Monti ha detto "no": alto rischio finanziario, appalti truccati o truccatissimi, speculazione edilizia senza controllo, troppo potere ai (pochi) soliti noti etc etc

Ma la notizia di ieri è pessima e mi rattrista: non siamo un Paese, e una città, in grado di organizzare e governare un evento simile senza sprofondare nello schifo di cui sopra. Non ci trovo tanto da festeggiare.

flickr/Christopher Chan
C'è chi dice, quasi spiritualmente: "finalmente qualcuno che ci mette davanti ai nostri limiti"; o, più prosaicamente: "ma lo hai visto no, cosa è successo per i Mondiali di Nuoto del 2009?". Ok.

Ma questa era una grande occasione, in un tempo di crisi e quindi di potenziale cambiamento delle carte in tavola, per fare qualcosa di nuovo. Fare le cose bene, per una volta.
Alcune condizioni c'erano, inclusa le credibilità di un governo odioso ai più, anche a quelli che sorridono a denti stretti, ma sensibilmente meno attaccabile della casta politica e dei partiti.

E quali saranno le reazioni dei tanti furbetti - i "quartierini" sono spesso anche i nostri luoghi di vita e di scelte quotidiane - per cui oggi abbiamo un'Italia che dice no alle Olimpiadi? Si batteranno il petto di fronte al ditone del Premier e si convertiranno? Credo che lavoreranno ancora più sodo per togliersi di mezzo quelli che fanno politica in un modo che non gli garba... e ripristinare lo status quo.

Sarebbe stata una grande occasione obbligata per dare alla Capitale - già abnorme nella sua cementificazione sregolata, ma questo sarebbe stato un motivo in più - alcune infrastrutture essenziali per migliorare la qualità della vita di tutti che dovevano esserci già 40 anni fa.

Certo, "imponendo/proponendo" metodi e persone e stili nuovi.
Una partita che si poteva pure perdere. Ma che andava giocata.

Per questo, il sospiro di sollievo che tanti hanno tirato, mi sembra un po' come quel tale che indossa solo scarpe strette e, finalmente, per provare un po' di piacere, aspetta la fine della giornata per togliersele.

05 febbraio 2012

"Quando torno fammi ritrovare Gesù"


Nell'anniversario della sua morte, apro ancora una volta lo scrigno delle parole di don Andrea Santoro. Ne trovo 12 che suonano da testamento spirituale per la Chiesa, e in particolare per la Chiesa di Roma, la sua, quella che lo aveva inviato. Lette facendo memoria delle intuizioni che lo portarono a cercare l'esperienza in Turchia, suonano ancor più ricche di suggestioni.

    Amate le vostre chiese. Amate la Chiesa. Amate i fratelli che il Signore vi mette vicino. Non disertate le riunioni.

    Non spegnete la voce della preghiera, non chiudete il libro delle Parole sante.

    Non fatevi stordire dagli inganni del mondo, non lasciatevi abbagliare da ciò che “luccica” ma non “illumina”.

    Non fate morire il cristianesimo, non riducetelo a osservanze e convenevoli, non addomesticate il Vangelo.

    Non uccidete la croce di Cristo e la sua povertà.

    Non sostituite la sua umiltà e semplicità con l’accumulare e l’apparire.

    Non bevete a fonti avvelenate abbandonando la Fonte di acqua viva.

    Non offendete i nostri figli riempiendoli di cose e di mille attività e negando loro (o dandolo solo col contagocce) il Padre dei cieli, la Parola di Gesù, il cuore sapiente e materno della Chiesa, il calore di una comunità cristiana viva.

    Gioite della fede, difendetela dall’appassimento, vivetela nella fiducia e nella lode anche quando i giorni sono bui (“gettando in Lui ogni vostra preoccupazione”, come dice san Pietro, “perché egli ha cura di voi”).

    Fate fiorire la carità, amando chi non vi ama, facendo del bene a chi vi fa del male, condividendo con i poveri e i sofferenti sia i beni materiali che i beni spirituali, rianimando le famiglie con la presenza di Dio e l’amore reciproco.

    Siate fecondi nello spirito dando a vostra volta ciò che avete ricevuto (“come il Padre ha mandato me così io mando voi […] andate, predicate, annunciate, guarite, risuscitate, liberate gli indemoniati e i prigionieri, chinatevi sulle sofferenze […] servite, amate, date la vita…”) e, voi sposi, siate fecondi, se Dio vuole, anche nella carne.

    Dite “sì” a Dio, anche quando vi invita sul monte a sacrificargli Isacco, anche quando vi guida per vie che non conoscete. Dio non delude: l’uomo sì”.

Nel titolo, le ultime parole di don Andrea a chi lo accompagnava all'aeroporto, pochi giorni prima di morire.
Nelle sue ultime parole "romane", soprattutto per noi romani, un inizio sempre nuovo.

03 febbraio 2012

al centro del mio cuore

Si compie la "parabola del cuore" iniziata prima di Natale da Miriam.

flickr/Leonard John Matthews
Prima di mettersi a dormire mi dice: "Papà, ma è vero che se i papà e le mamme muoiono i bimbi li portano sempre nel cuore?".

Se vi vengono in mente i Baci Perugina... almeno non ditelo a Miriam.

Perché questa per lei è una questione seria.

E noi? Cosa portiamo (concretamente) nel cuore oggi?
E cosa ci lasciamo dentro alla fine della giornata?

24 gennaio 2012

la disperazione non è l'ultima parola

"Chi è felice parli, chi è triste urli, chi è disperato taccia". Ho letto e meditato queste parole e con esse il romanzo di Maurizio Cotrona, Malafede.

Giordano, il protagonista, si sente un giovane uomo realizzato. Addirittura fortunato. Il suo appartamento fresco di stucco nella promettente e impeccabile periferia romana di Malafede, il suo posto "quasi" fisso al ministero e una vita da emigrato in carriera che gli sembra quadrare.

Però vede tristezza e disperazione tutto intorno: in suo padre, nella sua compagna di vita, nella collega che condivide con lui la stanza in ufficio, nella signora del piano di sotto e nei condomini che scrivono messaggi e lanciano anatemi sullo specchio dell'ascensore. E avvia una personalissima inchiesta sulla felicità.

Giordano si sente il salvatore designato di chi gli sta più vicino, dalla petulante fidanzata al pendolare che condivide con lui il treno quotidiano (per inciso, il mio ndr).

Ma piano piano, mentre il mondo che pensava di controllare tutto intorno a lui si decompone e si sfilaccia, scoprirà che la domanda che pone agli altri è quella cui lui stesso per primo non sa rispondere. Che la felicità che non trova è la sua.

Giordano è tragicamente disperato e ha imprigionato anche i suoi affetti in questa disperazione. Ma non lo sa.

Lo riportano alla consapevolezza, alla vita e all'amore la sapienza del suo corpo - che cede di schianto e lo costringe e prendere atto della sua condizione - e la memoria, che sana una ferita fondante e con essa una relazione, quella con una madre che è morta lasciandolo piccolo e solo, persa nell'oblio e nella negazione.

E ritornando lui alla vita, più umano e fragile e insieme più libero, misteriosamente prendono vita e corpo intorno a lui anche quelle persone care che già gli sembravano morte.

23 dicembre 2011

nella pancia

"Papà, ma quando Pietro era piccolo, io dove ero, nella pancia di mamma?".

Miriam, quasi 4 anni, la sorella più piccola di Pietro (e Teresa), mi fa una domanda che probabilmente avranno da sempre fatto tutti i bambini ai loro genitori.

Io mi spremo le meningi, recupero la memoria delle risposte già date agli altri due - qualche "buona pratica" aiuta - e dico: "No, non ancora. Ma eri nel cuore di mamma e papà".

Lei sorride, come "accarezzata", ma non molto convinta e insiste: "Ma poi che stavo nel cuore sono scesa nella pancia di mamma?".

Sì, amore mio, è andata così.
Come fate a capire queste cose, in modo così semplice?

Anche il Dio dei cristiani è un Dio fatto così.
Ha a che fare con i corpi molto più di quel che spesso si pensi e si dica.

Che va bene la ragione, va bene il cuore, vanno bene le idee e persino i "buoni sentimenti " e "i valori", se non sappiamo dirLo in altro modo.

Ma Lui è sopratutto Uno che si fa vicino, si immerge, affonda, nelle nostre realtà quotidiane, si fa carne.
Lui è uno "che scende nella pancia".

Grazie a una donna e a un uomo - due persone come me e te - che gli hanno detto "sì", nonostante la ragione, le idee, i (buoni?) sentimenti, e persino i valori del loro tempo.

Lasciamo che Dio "ci scenda nella pancia", perché sia vivo e presente nelle nostre vite, nelle nostre luci e nelle nostre ombre, nelle nostre mani e nei nostri piedi in cammino, nei nostri occhi e nelle nostre parole.

Questo è il mio augurio per me e per te.

Buon Natale!

25 novembre 2011

il sussurro di una brezza leggera

Mai lette finora parole tanto leggere e sussurrate e insieme tanto potenti e dense.
Nei miei viaggi da pendolare mi è capitato di sorprendermi più volte emozionato fino alle lacrime scorrendo le pagine scritte da Silvia Vecchini per la sua Myriam.

Lo trovo il libro più convincente tra quelli che ho letto finora sulla figura e sulla spiritualità di Maria e sulla storia della coppia che ha accolto il Dio di Gesù Cristo nella vita del mondo. E la figura di Giuseppe, israelita umile e inquieto e vero uomo e persino maschio, finalmente descritta nella sua "innaturale" credibilità.

Conoscenza della Sacra Scrittura, della cultura e della società del tempo, descrizioni e rappresentazioni delle persone concrete e non "angelicate". E non per questo meno dense di bellezza, provocazione, mistero e spiritualità. Bello. Ve lo consiglio.


"Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna". (1Re 19, 11b-13a)

16 novembre 2011

non fa ridere

Silvio Berlusconi prima del passaggio di consegne al nuovo premier Mario Monti riunì i suoi fedelissimi intorno a sé e con un certo entusiasmo raccontò la sua ultima barzelletta da capo del Governo: "Allora, sentite questa... C'era un capo del governo serio e compito come dovrebbe essere un capo del governo, un governo di ministri che hanno studiato o lavorato nei campi di cui si devono occupare e addirittura tre donne in ministeri chiave. E senza essere passate prima dal casting del Grande Fratello!
Il capo del governo e i suoi ministri e ministre ("inchiavabili"... ihihihihi...) vanno allora tutti fieri a chiedere la fiducia alla Camera e al Senato e noi - ihihihih - in Parlamento li mandiamo a casa... ahahahaha... Non è spassosa? Non ridete? Non fa ridere?".

Dopo 30 secondi, ovviamente, cominciarono tutti a ridere, incitati dal "responsabile" Scilipoti. Anche i "malpancisti".

E così finirono i mal di pancia, le assunzioni di responsabilità e ca..ate varie e morì la Terza repubblica appena nata.

14 novembre 2011

forza italia!

Non ci trovo molto da esultare nel momento politico e sociale che stiamo vivendo.
Ma sicuramente la dimissioni di Berlusconi (non lo nomino su questo blog da quasi due anni) legittimano almeno un sospiro di sollievo.

Certo, non legittimano cori da stadio, lanci di monetine, insulti persino impietosi e qualche triste invocazione di piazzale Loreto: non mi ha mai suscitato nessun sentimento di orgoglio e speranza immaginarmi quei corpi umani martoriati e appesi come bestie.

Secondo me, il silenzio sarebbe stato il contorno più rumoroso e solenne per gli atti che si sono compiuti tra sabato e domenica.
Un silenzio che è giudizio, incertezza e attesa. Speranza?
Giannelli/Corriere.it

Perché questa crisi, aperta, apertissima, è un'opportunità.
Un'opportunità per tirare tutti fuori il meglio.
Il tempo è ora.

La (momentanea?) eclissi dell'identità collettiva "mr B" - perché Berlusconi in fondo non è reale, non vive nella realtà, mentre sono realissimi e insidiosi tutti i suoi epigoni, vassalli e valvassori, lacchè e servi della gleba, imbonitori e veline - scoperchia il mitologico vaso di Pandora.

Sarà un tempo in cui, anche ma non solo per la crisi economica, tanti di noi avranno dei problemi a campare; sarà un tempo in cui gli spregiudicati che per anni hanno fatto il bello e il cattivo tempo in Italia, a livelli alti e bassissimi della nostra organizzazione sociale, lo saranno ancora di più, per difendere e, anzi, ampliare quanto avidamente raccolto. E senza il parafulmine di mr B.

Questo sarà dunque il tempo in cui dare ciascuno il meglio, aprire gli occhi sulla condizione di tutti, rinunciare a qualcosa ora per sé per il futuro di tanti. Fare, sì, ma anche pensare a che cosa si sta facendo, verso quale obiettivo a lungo termine.

Il tempo è ora.

Forza Italia!