27 gennaio 2016

Family day/Ddl Cirinnà. Ok, ma perché ci sposiamo (in chiesa)?

Ero lì che cercavo di impastare un polpettone in cui ammannire ai pochi interessati la mia fondamentale e autorevole opinione sul Ddl Cirinnà e sul Family day, peraltro la milionesima in circolazione tra web e social in questo periodo.

Un amico leggendo l'ennesima bozza del post, dopo un principio di indigestione che ha dissimulato con la solita eleganza, mi ha domandato: "Ma dì la verità, che cosa veramente, ma veramente, ti fa arrabbiare del Family day (e dintorni, ndr)?".


Alla fine, laggiù in fondo al cuore, arrivo sempre allo stesso punto. Da anni. C'è un problema collaterale, diciamo così, a tutta questa questione; un problema che trovo molto serio e abbastanza scansato.

Da secoli, i credenti - e di conseguenza poi tutti gli altri e gli "anti" - hanno spesso ridotto o hanno accettato di ridurre la questione matrimonio e famiglia a un minestrone fatto di consuetudini, esigenze sociologiche e problematiche di diritto (canonico e non), con un discreta colata di moralismo sessuale.
A volte, per inciso, senza una vera conoscenza della morale cattolica e della sua proposta. 

Se stai leggendo e stai pensando: "Perché, caro il mio polpettonaro, c'è forse altro?" abbiamo un problema.

Domande.
Perché due persone, un uomo e una donna, si dovrebbero sposare (in chiesa) oggi?
Perché tu che leggi (non) ti sei sposato? O (non) pensi di farlo o (non) ti stai chiedendo se?
Perché celebri quel matrimonio? Perché accompagni quei due giovani che dicono di volersi sposare? Etc

In queste domande, se non ce lo siamo perso tra le scartoffie, gli emendamenti, le sentenze, i convegni, la casistica, le adunate e le questioni di principio, c'è il cuore della missionarietà del matrimonio cristiano. Dentro e fuori la Chiesa.

9 commenti:

Paola ha detto...

Aggiungerei la domanda: qual è il ruolo dei figli nella missionarietà del matrimonio cristiano? Sono bandiere da sventolare (e più ne hai più puoi sventolare)?

Simone Sereni ha detto...

Aggiudicata

Anonimo ha detto...

Scusa il cattivo italiano. Perché due persone, un uomo e una donna, si dovrebbero sposare (in chiesa) oggi? No per loro, per i figli. Crescete e moltiplicatevi. Cresceteli. Dimenticato questo, dimenticato tutto. No consuetudine, sociologia, diritto e no moralismo sessuale (come si fanno i figli?).
LudoK

Simone Sereni ha detto...

non so se ho capito. Ma non c'è bisogno del matrimonio (o sì? Perché? per crescere e moltiplicarsi. No moralismo sessuale :)

Anonimo ha detto...

Fare figli senza matrimonio, si può. Fare figli crescerli e moltiplicarli, comando di di Dio. Chiesa è di Dio o del Mondo?
LudoK

Simone Sereni ha detto...

Ma non possiamo pensare che matrimonio cristiano sia solo per fare figli, crescerli o moltiplicarli. Non è solo questo il matrimonio cristiano.
Sull'ultima domanda... è un bella domanda!

Anonimo ha detto...

Ragione teologica di matrimonio è participazione a la creatività di Dio, nella casa di Dio. Questo è amore matrimoniale cristiano. Quando chiesa teme di dire che si deve fare figli carnalmente e sposa altri fini co-laterali, perde anche figli spirituali. Famiglia è più che amore, è amore con figli, anche se figli non vengono. Teologia di sentimento si allea con stato; per stato meglio è dare diritti / togliere diritti a individui amorfi, senza sesso, che no fanno figli. Teologia di sentimento fa sentimento e no fa figli.
LudoK

Simone Sereni ha detto...

LudoK, studi teologia? Nella tua risposta a quale teologia di riferisci? perché a me risulta che se c'è un tema in cui non c'è ancora una sistematizzazione teologica, purtroppo, è proprio il matrimonio.

Partecipare alla creatività di Dio, certo, ma ha tanti risvolti.

Per esempio, per stare all'essenziale, perfino Magistero più consolidato (Humanae vitae) e catechismo con esso, riconosce finalità anche unitiva del matrimonio. E non ci si riferisce solo alla affettività e alla vita sessuale dei coniugi. Essa attiene ad Altro. Capire e cogliere perché l'Altro ci appassiona, e ci aiuta a diventare persone più mature e orientate a Dio, a incontrare Dio in un volto esclusivo... Questa è teologia del sentimento?

Anonimo ha detto...

Prima “fine proprio” pertineva a “realità-matrimonio”. Fine proprio prole, et essere e bene di prole. Funzione di essere e bene di prole, lo “unitivo” che dici tu, insieme a “re-medio di desiderio”. Teologia sentimentale pensava “re-medio di desiderio” uguale sexuo-fobia. No pensava che re-medio no può distruggere medio, ma salvare medio. Ma se solo medio sine re-medio, no c’è più oggi o domani “fine proprio”, no c’è più oggi o domani “unitivo”. Teologia sentimentale no vede, no sente, no parla. Cerca Trascendenza, ma Trascendenza è dentro “culottes”, Trascendenza è dentro sala-parto.
LudoK