25 agosto 2009

non è più la nostra partita


"... è una lezione incredibile ed emozionante sulla capacità di scommettere su un nuovo inizio, come quella che ricevo, una settimana dopo, dall'incontro con un anziano signore bianco e benestante di 84 anni. Mi è seduto accanto su un aereo che vola tra il New Hampshire e New York: 'Sono repubblicano, ho votato tutta la vita per loro, il mio campione sarà sempre Ronald Reagan, ma questa volta voterò per quel ragazzo nero (Obama, ovviamente, ndr). John McCain mi somiglia, certo, ma non è più la nostra partita, non voto per me ma per i miei nipoti e l'unico che ci può far rialzare la testa, che può rimettere ordine in questo Paese, è il ragazzo democratico. Affido a lui il futuro dei miei nipoti".

Do per certa l'affidabilità del cronista: Mario Calabresi, direttore de La Stampa e autore del libro di cui ho già parlato e da cui traggo questa frase di chiusura. 

Mi ha fatto riflettere molto quest'estate: sull'Italia, sugli italiani e sul nostro modo di concepire la politica e la cittadinanza, su come concepire il futuro, sui giovani e sui vecchi, sul bene comune e sul diritto individuale.

"Non è più la nostra partita"...

(foto flickr/Punk Jazz)

8 commenti:

Gabriella ha detto...

Queste sono le persone da ammirare!

E non quelle che 'io sono di sinistra e devo per forza pensarla così' o 'io sono di destra e non posso accettare che dite colà' ... che tristezza il non saper usare il proprio cervello :(

Marcello ha detto...

Eh già negli "States" la politica è meno vittima delle tifoserie come in Italia (la Roma è magggica pure quanno perde... il mio partito è bello pure se fa danni).
E io non credo che sia una questione di cultura o sensibilità (quasi una predisposizione genetica), ma sono convinto che sia una questione di "regole del gioco". Loro hanno, infatti, il maggioritario secco uninominale che -pur non essendo perfetto, è ovvio- toglie potere ai partiti, favorisce l'alternanza e costringe gli eletti a comportamenti più trasparenti. Ma, si sa, io sono un pericoloso amerikano imperialista.

il moralista ha detto...

Sai, Marcello, io credo di non essere mai stato un amerikanista, a parte l'effetto "nostalgia" di alcune mie giovanili esperienze di vacanza.
Ha sorpreso anche me l'effetto che mi ha fatto questa lettura.
E anche io non credo che sia un fatto genetico... ma quando una sottocultura si radica, può entrare anche nel Dna. E fare selezione "naturale".

Marcello ha detto...

Beh, allora, ti fo la domandona: tu credi che un’iniezione “regole amerikane” possa aiutare l’Italia?

marta09 ha detto...

Ma perchè "non è più la nostra partita"?
Scusate, ma non capisco o non voglio capire.
Chiunque quando prende decisioni politiche non pensa solo a sé stesso, chiunque spera (emmenomale) che qualcosa migliori ... E' sempre la nostra partita, a qualsiasi età!
Non si può abdicare dalla vita, e no, non si può e non si deve, altrimenti si è già morti.
Per coloro che credono, che ne direste se Gesù in croce avesse detto (e a ragione) "non è più la mia partita"? O se lo avesse detto Pietro? o chissà chi altro? Che sarebbe stato se madre Teresa di Calcutta anziana e stanca aveesse detto un giorno "non è più la mia partita"?

Troppo facile affidare a qualcuno d'altro non è vero?

il moralista ha detto...

devo una risposta e "evidentemente" un chiarimento.

a Marcello, dico che le iniezioni mi hanno sempre fatto paura. E di regole in Italia ne abbiamo fin troppe (e proprio perché non amiamo le regole "di civiltà" e convivenza). Le regole senza una cultura del diritto, della comunità etc etc sono solo una complicazione utile ai soliti furbi.

a marta09: "non è più la mia partita" è la frase del vecchietto repubblicano che cita Calabresi. Per me vuol dire "io non ho più l'età per fare solo il tifo per la mia squadra del cuore, di azzuffarmi per difendere il mio orticello, la mia casetta, il mio abusetto edilizio, la mia congraga di furbetti etc etc"... ho deciso di pensare al futuro, ai miei nipoti etc etc...tu quanti ultra sessantenni italiani credi che oggi saprebbero fare onestamente questa riflessione e comportarsi di conseguenza? e dire "non è più la mia partita"?

Ciò non toglie che potrebbero ancora dire "voglio giocare la partita degli altri senza pensare ancora ai miei interessi". Dio volesse!

Marcello ha detto...

Concordo, morali'.
Con quell'"iniezione" (anch'io non le amo, sai?) intendevo proprio quello che dici tu: meno leggi e più "applicabilità".

holdenC ha detto...

il populista pensa alle prossime elezioni, il riformista alleprossime generazioni