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19 marzo 2014

san Giuseppe di Romania

A. ha 12 anni. E' paralizzato dalla cintola in giù. Un'auto in Romania, da dove viene, l'ha travolto mentre camminava su un marciapiede. Guarda serenamente il suo smartphone in attesa di un intervento delicatissimo alla schiena.


C'è un uomo che si prende cura di A. con sicurezza e tenerezza: lo lava, lo pulisce, gli sorride. Poi ci scambiamo due parole e M. mi dice: "Sai, lui è mio nipote, non è mio figlio. Ma la mamma è morta e il suo papà, in Romania, non si sa che fine abbia fatto... Io l'ho portato in Italia e l'ho adottato".

M. parla un italiano ottimo. Ma soprattutto ha due occhi che sorridono. "Lo operano, oggi, il 19 marzo, la data della morte della mamma. E' la seconda volta che capita questa coincidenza...".

L'operazione è durata 6 ore. Pare perfettamente riuscita.
M. si rilassa un po' e sorride. Mi saluta.

M., san Giuseppe "di Romania".

03 dicembre 2009

Celli ÷Tobagi = Italia

Sull'essere padri e figli.

Due lettere, la prima di Pierluigi Celli cui risponde Benedetta Tobagi: due punti di vista che dicendo altro in fondo dicono quasi tutto dell'Italia di oggi, e quindi anche un po' di quella di ieri.
Perché la storia ha i suoi frutti. Come la paternità.
Però questa (la paternità) non può andare in pensione, magari in nome di un cinico disincanto, una volta che non si è più sulla cresta dell'onda....

Non voglio aggiungere altro, per ora, se non per dire che sto in tutto con Benedetta Tobagi. E la ringrazio.

ps. ringrazio anche il mio amico Andrea, per aver aperto una riflessione su questo, per me personalmente fondamentale, con questo suo post.

(foto di fazen/flickr)