03 dicembre 2009

Celli ÷Tobagi = Italia

Sull'essere padri e figli.

Due lettere, la prima di Pierluigi Celli cui risponde Benedetta Tobagi: due punti di vista che dicendo altro in fondo dicono quasi tutto dell'Italia di oggi, e quindi anche un po' di quella di ieri.
Perché la storia ha i suoi frutti. Come la paternità.
Però questa (la paternità) non può andare in pensione, magari in nome di un cinico disincanto, una volta che non si è più sulla cresta dell'onda....

Non voglio aggiungere altro, per ora, se non per dire che sto in tutto con Benedetta Tobagi. E la ringrazio.

ps. ringrazio anche il mio amico Andrea, per aver aperto una riflessione su questo, per me personalmente fondamentale, con questo suo post.

(foto di fazen/flickr)

6 commenti:

Ale Pinna ha detto...

Leggendo le parole di Celli non si può non rimanere amareggiati nel notare come certi comportamenti siano talmente incardinati nel nostro vissuto, quasi da impedire la vita stessa, nel senso di non potersi giocare al meglio, alla pari, il proprio impegno, la propria libertà, le proprie capacità.
Ma la riflessione non può, non deve fermarsi all'amarezza di notare come gli "altri" facciano male...e io? E noi?
Scrivo osservazioni banalotte, trite e ritrite, ma in cui credo fermamente: qualsiasi cambiamento non può non partire da me, da ognuno di noi, dalle piccole, piccolissime cose. Il malcostume penso che sia in profondità radicato nelle nostre anime ed è difficile da estirpare...
Farsi togliere una multa presa in un divieto di sosta, farsi prenotare superando le liste di attesa una visita perché si conosce l'amico dell'amico del primario, riuscire a trovare un lavoro sempre grazie all'amico dell'amico, risparmiare 5€ e non farsi fare la fattura avvalorando indirettamente l'evasione fiscale, non pagare tutto o in parte il dovuto di tasse, non pagare il biglietto sull'autobus...e il tutto spesso condito con idea che a volte si fa così a fin di bene, "ma che male c'è...tanto fanno tutti così", " ma che vuoi che sia...". Sono davvero esente da questo modo di fare? Di sentire?
Sono questi solo alcuni esempi che mi sono venuti in mente...siamo a rischio di demagogia ma, ripeto, credo fermamente che non si possa non partire da qui...con la speranza che i nipoti dei nipoti dei nipoti dei nostri figli possano sperare di vedere qualcosa di nuovo, fresco, vivo.

nicodemodinotte ha detto...

Ciao,
grazie per le ottime segnalazioni.
Argomento interessante, anche io mi ritrovo sulla posizione di Benedetta Tobagi, specie nel dire che è necessario dare più motivazioni ai giovani, ai nostri figli.
PS:
E per Celli che facciamo ?
chiediamo a gran voce le dimissioni da dir.gen della Luiss (come si usa in parlamento)?

il moralista ha detto...

allora diciamo che se in Italia aspettiamo che qualcuno che ha responsabilità pubbliche si dimetta per serie ed evidenti ragioni o anche solo per un dubbio di coscienza, ahinoi, stiamo freschi... e qui non mi sembra neanche il caso...

trovo scoraggiante (e lo dico da padre, preoccupandomi di ciò che lascerò ai miei figli) l'atteggiamento di chi quel mondo per cui invita il figlio a fuggire (ma prima deve versare i contributi per pagare la pensione al padre. chiaro!), un po' l'ha costruito pure lui.
Credo che questo non valga solo per "i pezzi grossi", anzi. Ma nel loro caso è davvero, diciamo, inopportuno...

Marco63 ha detto...

Ciao,
ho visto il tuo link su un altro blog, e sono venuto a vedere il tuo blog, molto interessante.
Che dire su Celli ? Dopo l'ammissione di fallimento di tutta una classe dirigente, lui compreso, due righe di scuse verso tutti gli italiani che subiscono quotidianamente questo fallimento, no ?
E magari quella sana parolina così in disuso in Italia chiamata DIMISSIONI ?
Però non condivido nemmeno gli appelli di Benedetta Tobagi.
Perchè è una con il sedere al caldo, non sa cosa vuol dire trovarsi in difficoltà.
Che dire d'altro.
Che il fallimento di una intera classe dirigente che continua ad essere attaccata al potere come una cozza, porta gli italiani ad EMIGRARE.
Non solo i giovani, ma anche io, se più giovane non sono, se perdessi il posto dovrei andarmene, per trovare da sopravvivere. E sono uno "specializzato".
E se poi anche i figli degli appartenenti a caste ed oligarchie se ne vanno, mi sa che qui la nave sta affondando ......
Viva la rivoluzione viola !

il moralista ha detto...

caro Marco, grazie della visita.
Sul fatto che la Tobagi abbia il sede al caldo, non so... se ne sai di più, parliamone.

Io aspetto di finire anche il suo libro ("Come mi batte forte il tuo cuore"), che stavo leggendo proprio mentre è uscito questo dibattito, prima di dire di più.

Per ora, non mi sembra proprio una che ha avuto una vita facile...

Marco63 ha detto...

Ciao,
la Tobagi ha avuto una tragedia familiare.
Vero.
Molti altri però l'hanno avuta.
Io ho visto morire colleghi lasciando figli piccoli, e non credo che la modalità del trapasso faccia la differenza. Sempre tragedia atroce e vuoto incolmabile è.
Di sicuro lei, comunque, non è costretta ad emigrare per avere una chance. Nè credo che, se disoccupata, si debba rivolgere alla Caritas come temo toccherebbe a tanti italiani ed immigrati.
E questo, riguardo alla "temperatura" alla quale si trova la parte posteriore, credo faccia la differenza.
Ragazzi, sono stufo di gente che predica bene. Anche il Presidente Napolitano, che dice "ragazzi non andatevene".
Ok, ma cosa dai in cambio a questi ragazzi, che affrontano la vita essendo perdenti in partenza perchè oramai in Italia qualsiasi posto buono o carriera è appannaggio di figli di castali, oligarchi e raccomandati e paraculati vari ?