13 febbraio 2013

il velo squarciato

Dagli al Papa "in fuga".
Già lunedì sera avevo intravisto in tv la rapida e ansiosa archiviazione del Papa debole e relativista, e quindi insostenibilmente irrilevante, da parte di due noti difensori della causa cattolica, Vespa e Ferrara.
Oggi esco da due letture indicative (1 e 2): autori distanti nelle posizioni e a loro modo considerati autorevoli nel mondo del "web cattolico". Il refrain in fondo è lo stesso: delusione.

Sono finite insomma le parole di circostanza e, come da copione, quelli che ne hanno servono il conto: più o meno salato, più o meno giusto, più o meno misericordioso, non importa.

Benedetto XVI viene piano piano scaricato da alcuni in modo assolutamente "bipartisan".

flickr/torremountain
Scaricato tanto da alcuni "progressisti" quanto da alcuni "tradizionalisti": salutato sbrigativamente con un sospiro di sollievo da certi mai domi nostalgici post-conciliari (poco concilianti) e reietto da alcuni mai domi nostalgici della chiesa pre-conciliare, dei papi Re, della societas christiana e di una certa idea "bellica" del difendere la fede...

E temo che papa Ratzinger, il primo ispiratore dei "principi non negoziabili", sia stato abbandonato - attendo lieto smentite a mucchi - anche da un discreto numero dei cosidetti cattolici della "generazione Wojtyla", alcuni di quelli che a Tor Vergata nel 2000 hanno vissuto la loro piccola Damasco. Quelli che... "non si scappa dalla croce".

Il Vangelo ci dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". La SUA propria croce e la sua propria forma di sequela.

Queste reazioni - è persino ovvio scriverlo - sono un segno che c'è qualcosa di nuovo e profetico nel gesto compiuto dal Papa.

Un gesto che ha quasi la stessa potenza di quello che squarciò il velo del tempio: ecco, squarcia il velo.

E molti restano un po' smarriti, nudi come il Re proverbiale; e soli, con la propria idea della fede e di come dovrebbe essere il capo della Chiesa.

Gesù è stato minacciato e poi fatto uccidere dai "veri fedeli" della sua epoca perché non solo dava un senso nuovo, vivo e pieno alla Legge; ma perché non incarnava quell'idea di Messia che si era fatto il Popolo di Israele che lo attendeva.
Ha scandalizzato i suoi più intimi amici, consegnandosi ai soldati del Tempio e accettando, lui, Dio-Uomo, di farsi ammazzare come una bestia.
Lasciando apparentemente "soli", anche di fronte alle proprie responsabilità, i principi della Chiesa neonata: inaccettabile.

Benedetto XVI assumendo con la sua spiritualità la "sua" croce, secondo me, ci ha liberati tutti un po' di più. E ha aperto uno squarcio da cui, se non abbiamo paura, possiamo farci illuminare da una luce nuova.

14 commenti:

Lycopodium ha detto...

Simone, non sono convinto della tua esegesi, ma il rischio di letture come la tua va aldilà della correttezza o meno dell’esegesi delle pericopi…
È quello della “fuga”, non del Papa, ma nostra, la “fuga nel teologico”, fuga di fronte a dati culturali di fondo non esplorati adeguatamente.
Un dato inesplorato sono le dinamiche del potere nel mondo e del “potere mondano”.
Come non vedere che ci sono sacralità non in dismissione, papati infallibili e a vita, oligarchie eterne, assolutismi irriformabili?
Tutti per nulla coincidenti con il papato e con l’ambito gerarchico e di diritto divino della Chiesa, anzi anche nella Chiesa in opposizione aperta, sfrontata, arrogante e oppressiva.
Nulla di strano che questi poteri usino la presunta e tutta da verificare laicizzazione e funzionalizzazione del papato proprio per sacralizzarsi una volta di più (edere per credere, la lettura nichilistico-annichilente della Spinelli).
Usano il teologico, o il sedicente tale, contro Dio, tutto qui.
E noi ci limitiamo a teologizzare i loro input.
p.s.
L’articolo 2 dice diverse cose giuste, ma le piega ad un effetto distorcente, legge come fuga il gesto del Papa, quando invece è l’umano riconoscimento e l’umana rivelazione della sconfitta di fronte ai veri poteri; che poi questo riconoscimento e questa rivelazione possano dare adito nella Chiesa a letture che aggravano la sconfitta umana e promuovono invece l’azione dei nemici (e del Nemico), questo ci sta, ma fa male.
Quanto all’articolo 1, non leggo per definizione la mia conterranea, anche perché ne ho repliche abbondanti tra i commenti e pure tra gli articoli di blog che ben conosciamo…

il moralista ha detto...

Non so se ho capito tutto. E la mia risposta sarà poco comprensibile probabilmente.

Non credo di fuggire nel teologico. Anche perché mi mancano le basi.

E per altri versi, magari non quellie delle stanze vaticane, conosco le dinamiche del potere. Anche se ammetto di esserne allergico e spesso le affronto con "ingenuità". Percepisco bene i perché "mondani" del suo gesto, che peraltro ieri BXVI ha un po' spiegato ai preti romani.

Non vedo come un cristiano possa sentirsi sconfitto dai vari poteri (ammesso che sia sempre questo il caso) e pensare soprattutto che questa sconfitta ad opera del mondo sia la sconfitta di Dio e della sua Rivelazione.

Credo che il gesto di Benedetto squarci anche questo velo.

La confusione sul potere. E su cosa ci attiene come Chiesa su questo... ieri ha ricordato: "non siamo un'organizzazione, ma un organismo".

Certo toccare e far emergere con coraggio questioni interne alle Chiesa (prima di prendersela col mondo) attinenti ai tre grandi nodi della deoblezza umana (soldi, sesso e potere) sicuramente non è stato apprezzato né digerito.

Sia dai papisti più del Papa sia da quelli che nn lo potevano vedere gà da prima.

L'unica incognita è che dopo un Celestino V (diciamo così, anche se storicamente sono situazioni e persone molto diverse) emerga il Bonifacio VIII della situazione.

Alberto Atzori ha detto...

Io che ho il vantaggio di non frequentare e neppure conoscere gli schieramenti citati, e di avere avuto la mia insignificante Damasco sotto questo stesso pontificato non riesco a vedere nulla di eroico o profetico nel gesto di Joseph Alois Ratzinger.
A me, "piccolo" nella fede, ha dato scandalo sentire un papa che afferma "Ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato".
Più che aprire orizzonti, mi ha comunicato che la croce si può portare perinde ac cadaver ma anche no: l'esatto contrario di quanto lo stesso Ratzinger direbbe a una moglie seviziata, a una ragazza rimasta incinta per errore o a un Welby qualunque: persone alle quali si chiede, sotto minaccia di peccato mortale, di non abbandonare croci ben più spietate del ministero petrino. Croci dalle quali non si scende per stanchezza né per senso di inadeguatezza, croci sulle quali, soprattutto per giudizio di uomini come Ratzinger, non è data facoltà di scelta o rinuncia.
Mi dispiace Simone, ma questo Papa non è degno di essere paragonato - come hai fatto nel tuo post- al Cristo morente, né per metafora né per sineddoche.

lycopodium ha detto...

Dire che per parlare di teologia bisogna essere teologi, sarebbe come dire che per parlare di salute bisogna essere medici...

Lycopodium ha detto...

Ops, mi è partito l’invio…
Comunque si potrebbe dire “fuga nello spirituale”, di fronte alla materialità dei dati, vale a dire uno spiritualismo che prevarica sulla realtà.
E io non ci vedo opposti estremismi, perché da un lato c’è chi critica il gesto dell’abdicazione considerandolo erroneamente una fuga, dall’altro chi lo elogia proprio come fuga, come l’ammissione che la Chiesa non è altro che un fatto intramondano, come fuoriuscita dal cattolicesimo stesso.

il moralista ha detto...

ripeto: Gesù nel Vangelo ci dice che ciascuno deve portare la propria croce... né la sua né quella di altri. Parliamo di questo.

Lo sanno solo Joseph Ratzinger e Dio Padre quale sia la croce di Benedetto XVI e se questo gesto significa "addossarsela fino in fondo" (considerando quello che si sta beccando in giro, non è poi un'ipotesi peregrina, no?) o "rifuggirla"...

E se anche fosse questo secondo caso (che io ho definito profetico e non eroico, che nel secolo spesso sono due cose che vengono sovrapposte a sproposito anche tra credenti) noi crediamo in un Dio di misericordia, che è tale proprio perché ci ama gratis e ci lascia liberi di amarlo come possiamo.

Il Vangelo di oggi ci ricorda per l'ennesima volta che è sull'amore che verremo giudicati.

Questo è scandaloso, sì!
In questo mondo, anche ecclesiale, in cui il moralismo e il volontarismo esasperato - senza parlare della confusione tra "furbizia" evangeliza e le meschinità più basse, che forse non ci scandalizzano più abbastanza - spesso vengono confusi con l'abbandono fiducioso a una vocazione o con il silenzioso accogliere, abbracciare, un fatto di vita durissimo come quelli che cita Alberto.

Anche se non posso essere sicuro di cosa direbbe Ratzinger alle persone che dici nei casi che citi. Tu sì?

Forse abbiamo introiettato talmente tanto un'idea di Chiesa (pubblica) moralista, giudicante e persino politicante che ci perdiamo la possibilità delle bellezza e della misericordia.

il moralista ha detto...

p.s. il ministero petrino, essere tra le altre cose il servo dei servi di Dio, in che cosa consiste davvero?

Stabilito che cosa sia, poi possiamo parlare di cosa sia la cosa cui ha rinunciato...

Tra le altre cose è un po' poi come arrivare a dirsi di nuovo seriamente quale sia la sostanza del ministero del sacerdote: per questo il gesto smuove così tanto.

il moralista ha detto...

segnalo questa intervista al teologo e arcivescvo di Oristano, mons. Sanna

La rinuncia del Papa. Mons. Sanna: "Nessun timore, lo Spirito non abbandona la Chiesa"

http://it.radiovaticana.va/105/Articolo.asp?c=666376

Anonimo ha detto...

Condivido in pieno la tua riflessione, simile a quella che ho scritto sul mio blog. Papa Ratzinger ha coraggiosamente indicato una strada nuova alla Chiesa, é salito sulla Croce piuttosto che scendere da essa.
Torietoreri

Anonimo ha detto...

Condivido l'articolo, Simone.
Vorrei però commentare uno dei 9 commenti, quello di Alberto Atzori.
Sebbene non mi ritrovi in quanto esprime, ha tuttavia aperto una porta su un problema, quello della misericordia della Chiesa. Quando dice che vi sono "persone alle quali si chiede, sotto minaccia di peccato mortale, di non abbandonare croci ben più spietate ... " ha toccato un tema chiave: la MINACCIA del peccato grave che altro non è che minaccia dell'inferno, e quindi di fatto una sottile violenza psicologica. Solo Dio potrà decidere chi privare della Sua Grazia, chi si salva e chi no, e la distinzione (peraltro tutta Romana e assente nelle altre chiese cristiane) tra peccato lieve e peccato grave, va a mio modesto avviso contro la libertà la dignità e la misericordia. Non che io neghi la possibilità di peccare gravemente al punto di dannarsi, ma sta a Dio fissare i limiti di questo peccato, e a nessun altro, specie quando vi sono situazioni di dolore fortissimo come quelle riportate da Atzori.
Spero di essermi spiegata e di non generare confusione, perchè ho cercato di sintetizzare un pensiero più lungo.

il moralista ha detto...

cara Anonima, mi pare di sì...

e condivido il senso dell'osservazione. Come d'altra parte su questo, senza estendero alla figura di questo Ponetfice, sono d'accordo con Alberto.

e po' quello che Gesù rimproverava ai farisei a proposito dei carichi pesanti imposti agli altri col pretesto della Legge.

Con gesù abbiamo conosciuto che faccio abbia il nostro Dio. Non è il Dio cui sacrificare qualcosa... ma questo lo troviamo già nel vecchio Testamento.

il moralista ha detto...

ps. scusate i refusi :D

Anonimo ha detto...

Sono la stessa "Anonima" di stamattina su Alberto Atzori. Grazie per la tua risposta.
Del resto concordo anche con quanto avevi già scritto tu allo stesso Atzori:
"Anche se non posso essere sicuro di cosa direbbe Ratzinger alle persone che dici nei casi che citi. ...
Forse abbiamo introiettato talmente tanto un'idea di Chiesa (pubblica) moralista, giudicante e persino politicante che ci perdiamo la possibilità delle bellezza e della misericordia."

Spero tanto che sia vera l'ultima tua frase!
Belli i tuoi post su Vinonuovo! Ciao ciao

il moralista ha detto...

Grazie!
Purtroppo rarefatti nel tempo...