15 febbraio 2012

le olimpiadi mancate e le scarpe strette

Non la trovo tanto da festeggiare la notizia dello stop del Governo alle Olimpiadi a Roma.

Capisco molto bene le ragioni di chi ha tirato un sospiro di sollievo, soprattutto tra i romani, e persino le ragioni logiche per cui il politico Monti ha detto "no": alto rischio finanziario, appalti truccati o truccatissimi, speculazione edilizia senza controllo, troppo potere ai (pochi) soliti noti etc etc

Ma la notizia di ieri è pessima e mi rattrista: non siamo un Paese, e una città, in grado di organizzare e governare un evento simile senza sprofondare nello schifo di cui sopra. Non ci trovo tanto da festeggiare.

flickr/Christopher Chan
C'è chi dice, quasi spiritualmente: "finalmente qualcuno che ci mette davanti ai nostri limiti"; o, più prosaicamente: "ma lo hai visto no, cosa è successo per i Mondiali di Nuoto del 2009?". Ok.

Ma questa era una grande occasione, in un tempo di crisi e quindi di potenziale cambiamento delle carte in tavola, per fare qualcosa di nuovo. Fare le cose bene, per una volta.
Alcune condizioni c'erano, inclusa le credibilità di un governo odioso ai più, anche a quelli che sorridono a denti stretti, ma sensibilmente meno attaccabile della casta politica e dei partiti.

E quali saranno le reazioni dei tanti furbetti - i "quartierini" sono spesso anche i nostri luoghi di vita e di scelte quotidiane - per cui oggi abbiamo un'Italia che dice no alle Olimpiadi? Si batteranno il petto di fronte al ditone del Premier e si convertiranno? Credo che lavoreranno ancora più sodo per togliersi di mezzo quelli che fanno politica in un modo che non gli garba... e ripristinare lo status quo.

Sarebbe stata una grande occasione obbligata per dare alla Capitale - già abnorme nella sua cementificazione sregolata, ma questo sarebbe stato un motivo in più - alcune infrastrutture essenziali per migliorare la qualità della vita di tutti che dovevano esserci già 40 anni fa.

Certo, "imponendo/proponendo" metodi e persone e stili nuovi.
Una partita che si poteva pure perdere. Ma che andava giocata.

Per questo, il sospiro di sollievo che tanti hanno tirato, mi sembra un po' come quel tale che indossa solo scarpe strette e, finalmente, per provare un po' di piacere, aspetta la fine della giornata per togliersele.

7 commenti:

Marcello ha detto...

Caro moralista, è la prima volta -forse- che non condivido affatto il tuo ragionamento! Lo trovo -al solito- raffinato e ben argomentato, ma penso l’esatto contrario.

Io credo che il no di Monti sia stato coraggioso e controcorrente.

Di fronte all’ennesimo “invito alla festa”, questo strano Presidente del Consiglio ha detto: “Cari amici, stavolta -mi dispiace- questa festa non possiamo proprio permettercela”. E come sarebbe migliore l’Italia oggi se non avessimo partecipato alle tante feste degli ultimi 30 anni (se non di più).

Non credo affatto che Monti abbia detto no per scarsa fiducia nelle qualità morali degli italiani (come tu dici con amarezza). Mi è sembrato solo un gesto di responsabilità.

E questo perché -similmente- non credo affatto che le Olimpiadi siano un’occasione per “fare cose buone” (quella “occasione obbligata” che descrivi). Insomma, per costruire ponti e strade non servono grandi eventi; e il ritorno economico che questi portano alla fine non è nemmeno un granché (così dicono molti economisti).

In sintesi: non sono gli italiani che non vanno, sono le Olimpiadi che non rendono. Per farle, infatti, ci vogliono “soldi da buttare”.

Le scarpe strette che mi sono tolto ieri non sono quelle che dici tu, ma sono quelle scarpe un po’ kitsch e un po’ “cafonal” che per anni sono stato costretto ad indossare da qualche buontempone che voleva far colpo sulle ragazze… con i miei piedi… e senza contare che non ho ancora finito di pagarne le rate!

il moralista ha detto...

mi dispiace che non si capisca che io non ce l'ho affatto con Monti.
Lui ha fatto il suo dovere. E lo ha fatto semplicemente facendo i conti e guardando allo scenario da qui a 10 anni. Una cosa inusuale nelle chiacchiere e nelle polemiche da Porta a Porta

Io semplicemente non capisco cosa ci sia da esultare, data tutta la situazione che tu contribuisci a dettagliare.

Mi sembra tristissimo - forse è solo l'ennesima prova per occhi ormai avvezzi - che questo Paese non possa fare questa cosa. E che il suo Premier sia stato costretto a dire "no". Con responsabilità.

Ma sarà stata anche rassegnazione?

Marcello ha detto...

Tu pensi che l'Italia oggi non si può permettere le Olimpiadi e ti intristisci. Io, invece, penso che l'Italia (ma anche il Regno Unito in verità) le Olimpiadi non se le è mai potute permettere, ma -ahinoi- le ha organizzate lo stesso.
Quindi oggi festeggio e auspico -i soldi ci sono- investimenti nella ricerca scientifica e nella tutela del patrimonio artistico.

il moralista ha detto...

quello che mi intristisce non è tanto che non se le può permettere economicamente ma per gli altri fattori italici... e che invece di tentare di fare una cosa nuova (col rischio di cadere nella stessa greppia) ci accontentiamo di dire "almeno nessuno ce magna"... ergo. siamo in crisi e paralizzati... e chi ci paralizza sta lì e aspetta solo la prossima occasione.

Marco Bonarini ha detto...

Caro Moralista, il problema non è tanto il malaffare, che avrebbe fatto il proprio affare, quanto il fatto che non c'è stata Olimpiade, tranne due, che non siano andate con i bilanci in rosso. Una era quella di Atlanta gestita dalla CocaCola e che ha costruito poche strutture e che hanno poi smantellato (tipo gazebo...) e un'altra che adesso non mi ricordo (fonte: Radio24).
A presto.

Marcello ha detto...

Non fare le Olimpiadi non mi sembra una paralisi.

Credo -con un po' i ritardo- di capire ciò che ci divide su questa questione: per me le Olimpiadi sono uno spettacolo frivolo di nessuna utilità (organizzate da politici gradassi per opinioni pubbliche di bocca buona); per te le Olimpiadi sono una nobile manifestazione sportiva che un paese serio dovrebbe sforzarsi di organizzare una volta ogni tanto per il bene dell'umanità.

Dico bene?

il moralista ha detto...

no... di pancia, sarei più attratto dai mondiali di calcio :)

no... sento come "disperante" il fatto che "non si faccia" - per paura del solite questioni - invece che provare a "fare in un altro modo".

Mi sembra comunque un modo per lasciare definitivamente il campo alla cultura di chi questa Italia non la vuole migliorare.
E che ora si lamenta, piange e minaccia (...) ma deve solo aspettare paziente la prossima greppia per poter fare comunque quel che vuole. E quando torneranno i partiti...