16 settembre 2008

controcorrente

Chi è davvero un cristiano "controcorrente"?

Quello "che molla", che abbandona disgustato il mondo del business e degli stipendi dorati, delle settimane senza orari e delle scelte da "caimani" per cercare qualcosa di "Alternativo", di strutturalmente meno disumano? O chi resta in coscienza lì dove la vita lo ha condotto e cerca di essere un "creativo" dello Spirito, nonostante tutto e tutti, e conquistarsi la libertà nel proprio lavoro, giorno dopo giorno?

Questa è la domanda di fondo che pone Controcorrente. La mia storia di cristiano e di manager, saggio-diario di Giuseppe Sbardella, dipendente e poi dirigente IBM, ora in pensione (nella sua vita è stato determinante l'incontro con Chiara Lubich e il movimento dei Focolari).

Nel mio caso, per la mia vita fino a oggi, si tratta di una domanda davvero cruciale. Che ancora mi interroga, nonostante scelte già fatte e non rimpiante... semmai rimeditate. Rimeditate sul "come". Ma questo è diario personale...

La risposta scelta dell'autore è stata con chiarezza la seconda. Ma nelle conclusioni del libro si capisce che non può e non deve essere una scelta "moralistica", quasi superomistica: "Ma è sufficiente la testimonianza personale, la fedeltà ai propri principi talvolta fino al 'martirio' (e oggi il martirio non consiste più nel perdere a vita, ma nel perdere l'aumento di stipendio, la promozione, in alcuni casi anche il lavoro) per cambiare una realtà ormai intrisa di cultura materialistica e consumistica? ... Di fronte a queste strutture di egoismo... singoli comportamenti non hanno forza sufficiente per incidere. Ben diversa forza avrebbero delle 'strutture di solidarietà'...".

Un diario semplice in cui meritano una meditazione i saltuari corsivi, in cui l'autore concentra le sintesi più importanti della propria riflessione ed esperienza.
Un libro di un manager che crede che l'economia possa funzionare benissimo (intendendo, in modo giustamente profittevole) senza calpestare la dignità degli uomini... In un mondo in cui si licenziano migliaia di persone, non perchè si è in perdita ma perchè si "é guadagnato meno del previsto".

2 commenti:

matteo ha detto...

interessante,
è un libro che mi farò regalare al mio prossimo compleanno.
Ottima idea.
E' sempre interessante venire a passeggiare sul tuo blog....
ciao
matteo

Anonimo ha detto...

E' un quesito molto attuale, almeno per me. Mi trovo d'accordo con il tuo post. Si tratta di trovare con fantasia il modo di contestare questa società dal di dentro. Ma forse il modo migliore è un vecchio modo: contestare dal di dentro se stessi.
torietoreri