16 gennaio 2008

potere/2

Mentre imperversa la polemica sui 67 professori & C. che non hanno voluto il Papa all'Università La Sapienza (sulla mia posizione vedete l'ultimo commento a questo post) e sulla successiva rinuncia del Papa, chiudo oggi la mia piccola "bilogia" sul potere.

Si diceva... che genere di potere esprime un Uomo crocifisso (e prima torturato e umiliato)?

E mi si obietta: ma, sulla Croce, Cristo ha anche mostrato tutta la sua potenza e la sua gloria.

Appunto! Chi nega la potenza e la gloria che "nascono" dalla morte e dall’umiliazione della croce? Il problema è intenderci su cosa siano potenza e gloria secondo il Dio di Gesù Cristo.

Cristo dice che il Regno di Dio è come un “granello di senape”. Un'immagine che non c’entra nulla con “i pochi ma buoni”, con la filosofia della minoranza dei perfetti... ma con la “piccolezza potentissima” che è altra cosa. Noi tendiamo sempre a farci attrarre dagli elementi quantitativi, dai numeri, e mai dalla sostanza delle cose.

Cristo dice che il Regno di Dio è come "il lievito nella pasta": avete mai visto come agisce il lievito nella pasta? Il lievito si scioglie, diviene invisibile (!) … ma così poi fa crescere la pasta. Ci crediamo o no in questo genere di potere?

Essere “piccoli” e “diluiti” non significa affatto nascondersi. Il problema è che possiamo risultare invisibili, insignificanti agli occhi dei più, di quelli che misurano il successo con l’Auditel o col numero di voti che puoi portare "alla causa". E questo ci fa terribilmente rodere nell’anima…

E allora? Bisogna ritirarsi sull'Aventino e nascondersi nelle catacombe (se mai è stato così)? No, affatto. Fece tanto discutere all'epoca il discorso di Paolo VI all’Onu… il centro della questione è: partecipiamo alla vita pubblica usando il linguaggio del mondo, di chi ha “paura di sparire” o “di non incidere nella società”… o testimoniando semplicemente la nostra fede in Cristo e traducendo i problemi del momento nella sua luce? Io credo che anche Paolo VI allora abbia fatto la seconda scelta.

Noi cattolici (italiani?) abbiamo una terribile paura di sparire, di “non incidere nella società”. Ma è davvero questo il nostro mandato missionario?

Questa la preoccupazione che deve guidare la Chiesa?

Questa “paura” non è il contrario della fede in Dio? Nella potenza di Cristo Risorto che si traduce, anche agli occhi del mondo, nelle conversioni quotidiane delle nostre vite di battezzati? Questa è la potenza che cambia il mondo, in Cristo e con i tempi del Regno.

ps. potevamo fare a meno dell'ennesima "piazzata" di Ruini? Sì.

6 commenti:

Alessandro Iapino ha detto...

Quante volte te lo devo dire, Simone, la notizia va in testa...non nel ps!

il moralista... ha detto...

... ci sono alcuni teorci pubblicitari che dicono che il ps ha molta visibilità nella lettura veloce :)

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo parola per parola il tuo post (compreso il p.s.!).

torietoreri

marcello ha detto...

Caro moralista,
c’è poco da aggiungere. Il Vangelo sul potere è chiarissimo e il Vangelo non è un testo “chiarissimo”, almeno secondo i canoni odierni (spero di non aver detto una grossa corbelleria).
Ma una citazione mi scappa proprio. È di oggi (16 gennaio). Chi parla è la bellissima moglie di Clemente Mastella e il tema sono i suoi guai giudiziari: “Credo che anche questo sia l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica (…). Basta vedere quello che è successo al papa per capire cosa sta succedendo ai cattolici.”
Ora capisco: la Chiesa è il furgone portavalori, i cattolici sono le guardie giurate e i non cattolici (o i “nemici” di turno) sono i malviventi. Ma tu perché parli ancora di sale, lievito e baggianate simili?

Anonimo ha detto...

ecco l'esito delle tue belle parole: il cattolico in politica è un malvivente

il moralista ha detto...

anonimo, non ho capito... puoi spiegare?