10 gennaio 2008

potere

Qualche giorno fa, su un blog che frequento spesso, qualcuno che ha testa e cuore e non sembra un pazzo furioso - anzi, mi sembra molto rappresentativo di una legittima e documentata posizione diffusa - commentava così il tipo di presenza della Chiesa nella nostra società civile:
“Quel che è decisivo è che questa istituzione mantenga i segni che la fanno tale, tra cui anche quelli della dignità e del potere”.

Una considerazione ineccepibile dal punto di vista sociologico, storico e anche politico, se vogliamo chiamare politica quella che ci propinano in questi anni…

Ma io guardo il Crocifisso che ho di fronte al mio letto, e mi dico: qual è il genere di dignità e quale il genere di potere che corrisponde meglio a questo segno? Che genere di potere esprime un Uomo crocifisso?

Che cosa è davvero “decisivo” per la Chiesa, allora? Mantenere i segni distintivi della dignità e del potere, secondo il mondo? Non credo. Non "ci" credo.

Si tratta di cosa decisiva se ci facciamo sopraffare dalla paura anticristiana di “scomparire”, di non essere più accreditati come potenza (istituzione) del mondo, in tutte le stanze dei bottoni di questo pianeta. Di essere "insignificanti" (per chi?). Di essere "pochi" e "piccoli" (ma non per questo nascosti o ritirati).

Ma può mai “scomparire”, invece, o essere "insignificante" la Chiesa fondata davvero nel segno di Cristo crocifisso e risorto? No, un cristiano non lo crede.

Può invece (deve?) diventare granello di senape, lievito nella pasta, perla nascosta; potenza misteriosa che si scioglie, si diffonde, financo si perde, nelle strutture sociali della vita, apparentemente inodore e insapore...
E perchè allora preoccuparsi della conservazione dei segni distintivi della “istituzione” Chiesa?

Di cosa abbiamo paura?


10 commenti:

holden ha detto...

che poi, proprio "l'istituzione" era l'ultimo pensiero di quel tal Nazareno

Anonimo ha detto...

Cerchiamo di salvare il Crocifisso nelle aule delle scuole e dei tribunali e non mettiamo il crocifisso al centro della nostra vita. Celebriamo il giovedì santo la lavanda dei piedi e non ci mettiamo a servire, distintivo del cristiano. Ci incrostiamo (preti e laici) di sacri paramenti e non indossiamo il "grembiule", spogliandoci della tonaca. "Siamo così", come direbbe una celebre canzone..., ma dobbiamo cambiare, uniformandoci a Cristo!
torietoreri

holdenC ha detto...

sei stato nominato

Anonimo ha detto...

Ti ho appena nominato fra i miei 5 blog preferiti. Vieni a leggermi, ciao!
www.torietoreri.splinder.com

il moralista... ha detto...

Grazie davvero a tori per l'apprezzamento... questo blog comincia soprattutto a servire a me, per fissare le idee e lasciar correre quelle vane. Sono contento che si faccia leggere anche dagli altri.

per holdenC: non mi fare dire cose per cui siamo tutti etichettati come "protestanti" o "catto-comunisti"... :)

Sandro ha detto...

Certo, Mulongo. Alla fin fine, Gesù Cristo non è forse stato vittima proprio del "potere religioso", chiuso e cieco come tutti i poteri?

il moralista... ha detto...

per evitare polemiche, direi che è stato vittima della nostra passione per il potere che il mondo offre...

marcello ha detto...

Il Vangelo su questo tema è chiarissimo e non lascia spazio a interpretazioni: il ruolo/potere/dignità deve farsi servizio per l’altro. Altro non è dato.
Mi permetto per la seconda volta di citare don Andrea Santoro, prete e missionario romano in Turchia, perché il nostro caro moralista lo conosceva bene.
Pochi giorni prima di essere ucciso, tentando di spiegare il ruolo/potere/dignità della Chiesa e dei cristiani in Medio Oriente, scriveva: “Il vantaggio di noi cristiani nel credere in un Dio inerme, in un Cristo che invita (…) a servire per essere “signori” della casa, a farsi ultimo per risultare primo (…), è un vantaggio da non perdere. È un vantaggio che può sembrare ‘svantaggioso’ e perdente e lo è, agli occhi del mondo, ma è vittorioso agli occhi di Dio e capace di conquistare il mondo. (…). Non è facile, come non è facile la croce di Cristo sempre tentata dal fascino della spada.” (Lettere dalla Turchia, p. 234)
Penso che queste parole si applichino bene anche al ruolo/potere/dignità della Chiesa e dei cristiani nel mondo intero, oltre che nel Medio Oriente.
Don Andrea in particolare sottolinea il fatto che il modello di questo ruolo/potere/dignità è la croce. E la croce non è il “logo” della Chiesa o dei cristiani, ma è morire per gli altri.

marcello ha detto...

Carissimo moralista,
sulla questione del papa alla Sapienza, sottopongo alla tua attenzione tre esemplari dichiarazioni (pro, contro e “inmediostatvirtus”) di altrettanti esponenti politici.

1. Calderoni: “… adesso si arriva addirittura ad attaccare colui che è il rappresentante di Dio in terra”
2. Bonino: “Nessuno vuole imbavagliare il Papa o togliergli la parola. Trovo preoccupante quel che si constata ogni giorno: l'unico che ha la parola, mattina e sera, è appunto il Papa, con i suoi seguaci, e la morale cattolica”
3. Cossiga: “Noi siamo un Paese libero, ma che ha accettato di fatto l'egemonia culturale e para-culturale illuminista: io credo che protestare contro la visita del Papa all'università sia lecito, contestarlo con suoni e schiamazzi non sarebbe secondo i canoni attuali antidemocratico, ma sarebbe certo da maleducati…”

Schierati! …se ti regge lo stomaco.

il moralista... ha detto...

forse non mi regge lo stomaco, ma facendo uno sforzo mi viene da dire che almeno Cossiga è spiritoso... ecco, mi pare che lo scontro ideologico (indifferentemente laicista o clerical-cattolico) sia insopportabile perchè è fatto da gente che si prende troppo sul serio: entrambi pensano di essere migliori di Dio.