26 novembre 2014

ho visto "Interstellar". Credo

A me "Interstellar" è piaciuto.

Sarà che non vado mai al cinema ma che il cinema mi affascina anche quando vedo film brutti; sarà che la fantascienza la adoro e mi sembra una finestra sul futuro tremedamente necessaria in un'epoca di "passioni tristi"; un'epoca avvoltolata sul consumo in loop di presenti e passati ormai logori.

Prendo il La da questa recensione di Lee Marshall per via di tutti i suoi ottimi spunti: cogliete il lato positivo degli elementi criticati e il lato negativo di quelli apprezzati e avrete la mia, di recensione.

E la traduco in una specie di lista per la spesa che suona un po' così:
  • comprare un "worm-hole" che unisca il mio letto al fasciatoio di Francesco 
  • guardare più spesso dietro le librerie 
  • far vedere in giro quella certa scena per far capire cosa succederebbe se i grillini facessero una riforma della scuola 
  • dire a quelli di "Gravity" che se so' fregati il titolo giusto 
  • affermare con saccenza che l'amore può essere scientifico e che la scienza vera può essere amore (e quindi divina) 
  • rileggere presto il ciclo della Fondazione di Asimov

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Simone,

leggo sempre con grande piacere ed interesse i tuoi posts (su entrambi i blogs), sono "cibo per la mente" e "carezze per l'anima".

Sono appassionato di fantascienza ed anche a me e' piaciuto (moltissimo) Interstellar.
Secondo me e' un film che ti "costringe" al piacere della concentrazione e dei voli pindarici mentali/emotivi, in quanto tale "invita" lo spettatore a compiere "un passo in avanti" verso la trama fantascientifica del film (e non viceversa, come solitamente accade) per una fruizione attiva e non passiva. Personalmente ho "gustato" molto il fatto che alcune situazioni proposte nel film erano scientificamente fondate e reali, non e' un caso che il regista si sia anche avvalso della consulenza scientifica di un noto (nel campo) astrofisico americano. Laddove il regista e gli sceneggiatori si sono poi presi spesso e volutamente (ci aggiungerei anche giustamente) una licenza scientifica (tipo per narrare tutto quello che succede quando il protagonista si "avvicina" e poi "entra" nel buco nero) lo hanno fatto secondo me con grande originalità ed inventiva (vedi l'espediente del tesseratto o ipercubo).

Ciao

Vito

Simone Sereni ha detto...

grazie Vito. il tuo commento da "scienziato" vale doppio!

Ma il tesseratto sarebbe la libreria pluridimesionale?

Anonimo ha detto...

Si. Nel film citano proprio la parola originale inglese "tesseract", coniata piu di cento anni fa da un matematico britannico. Il tesseract e' una figura geometrica, e' l'analogo del cubo in quattro dimensioni (anche se nel film le dimensioni del tesseract erano cinque)

Vito