31 ottobre 2012

non mi torturate con Halloween

Vi prego. Meditate sui vostri personalissimi mostri e non mi torturate con Halloween.

Io ho idee e nevrosi abbastanza semplici sulla questione: non mi sono mai piaciute le mascherate, che siano prima di Quaresima come prima di Ognissanti.
Il resto (nel mio caso) è un di più. E "il di più", parlo sempre per me, si sa da chi viene.

Ho tentato di avere un approccio culturale-spirituale alla "grande questione cattolica" Halloween sì/Halloween no. Ma vedo che è in me gira solo come una roba di testa.

Invece, di pancia, io me medesimo, sento solo che non mi piacciono le maschere: è una questione mia e della mia personalissima "battaglia spirituale".

E in questo senso, vedo il discorso collegato proprio al tema del dualismo (preteso) tra digitale e virtuale, tra quanto siamo "veri" nel mondo fisico e quanto siamo "falsi" nel modo digitale. Interessante capire cosa e dove è davvero falso e cosa e dove è vero; quali sono le nostre maschere (e le nostre paure e i nostri mostri, per restare in tema) e dove le utilizziamo e le esponiamo.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie Simone, come sempre, per la riflessione.
Il vero e il falso. Il giusto e "lo" sbagliato. Il buono e il cattivo. Il bianco e il nero... nel web sarebbe facile rappresentarli tutti con una dicotomia 1 e 0. Il problema è proprio dove hai messo il dito tu, nelle sfumature o nelle pieghe di una vita, reale o virtuale, in cui non si sa mai dove sia la faccia e dove l'anima, dove il cuore e dove la testa, dove il presente e dove il futuro.
Buonanotte. Domani per molti sarà ancora Halloween. Per altri, non lo sarà mai stato.
Romeo

Lorenzo ha detto...

Mah. Simone. Francamente non saprei.
Siamo abituati tutti, e da un pezzo, a " dire male " della realtà virtuale, che sarebbe finta e mascherata, con tutto il suo ambaradan di nick, di sigle, di linguaggi in codice, di assenza di contatto fisico...Beh, molte cose, più che una critica, sono una constatazione.
Eppure se la comunicazione in rete non è semplicemente episodica o di servizio, ci si spoglia rapidamente, e ben aldilà delle intenzioni, non solo dagli abiti virtuali, ma anche dalle mutande esistenziali che( reale o virtuale) ciascuno di noi, consapevolmente o inconsapevolmente indossa.Certo, deve esserci un dialogo: che è possibilissimo, se lo si vuole, anche sul web. Diverso è il caso delle comunicazioni sbilanciate: il pezzo postato , e basta. La mancata volontà di rispondere ai commenti. La marcata indifferenza davanti ad altri. Situazioni, queste, che solo la rete ti propone: in un confronto a 4occhi, non è che tu puoi ignorare facilmente una domanda ,o far finta che l'interlocutore ti si sia smaterializzato sotto il naso...
Io credo alla buona fede delle persone, in generale. So che una certa parte di mascherata è fisiologica in tutti, direi quasi automatica, inconsapevole. E' un aspetto con cui lotto abbastanza, e in questo, inspiegabilmente, trovo molte critiche,molti fastidi molta insofferenza da parte di molti. La gente non ama poi troppo che tu parli di te stesso in termini troppo spassionati: usa la stessa reazione di rigetto che mostra se tu dici loro le cose troppo fuori dai denti. In questo, la comunicazione virtuale puo' anche aiutare, togliendoti i filtri personali automatici che governano tacitamente gli scambi verbali....
Insomma, una bella realtà incasinata, in cui vero e non detto, falso e detto poco, si mescolano indipendentemente dal mezzo che si usa. I rapporti hanno in sè tutti una certa dose di rischio: che è il lato urticante, ma anche stimolante, delle relazioni. Il rischio è fatto per essere accettato e per andare a vederlo.
Senza poi scagliare subito anatemi quando si scoprisse , dal vivo o dal web, che qualche mascherina sul naso l'altro se l'era messa...
Un po' di simpatia, un po' di complicità, un po' di comprensione in piu' per le debolezze che ci accomunano e ci affratellano tutti, non sarebbe niente male.

il moralista ha detto...

caro Lorenzo, io non ce l'ho a morte con chi "si maschera", dal vivo o sul web.
A me non piacciono le mascherate, ma questo è un problema "sociale" tutto mio.

Le maschere le mettiamo più o meno tutti. Quasi sempre istintivamente. Alcuni invece lo fanno scientemente e questo è meno bello. Dal vivo e/o sul web, poco cambia.

Il lavoro spirituale dovuto però è vedere le nostre maschere, i "nostri sistemi di difesa" e chiederci se e quando fanno davvero il nostro bene e quello degli altri.

"I rapporti hanno in sè tutti una certa dose di rischio: che è il lato urticante, ma anche stimolante, delle relazioni."

Riparto da questa tua considerazione. Che vale anche per la comprensione del rapporto tra realtà fisica e realtà digitale, che è un grande universo tutto in evoluzione.