12 aprile 2012

la "Lega ladrona" non mi rende felice

Sono giorni che rumino un pensiero semplice semplice e per niente ambizioso: la "Lega ladrona" non mi rende per niente felice.

E sono molto lontano dall'essere o essere stato, anche vagamente, un simpatizzante della Lega celtico-celodurista e cattivista.


Essere contenti per l'ennesimo caso italico del "tanto così fan tutti" è cosa che mi angustia.
Sarà tanto liberatorio, ma è un genere di libertà che poi paghiamo a caro prezzo.


Ridacchiare sotto i baffi per le gravi piccinerie dei moralisti del "cerchio magico" o per un altro tesoriere di partito che fa la cresta o per un Bossi solo ora evidentemente provato nel corpo e non solo - e, per questo, quasi più umano - non mi dà gran soddisfazione.

Urgono parole buone e anche buone scelte quotidiane nella vita concreta di ciascuno di noi.

Solo così si cambia registro. Continuo a trovare questa, ora e sempre, l'unica vera rivoluzione (morale) possibile.

5 commenti:

Marcello ha detto...

Mi piace il tuo ragionamento moooolto moralista.
Aggiungo che in Italia ci siamo da troppi anni convinti che il problema della legalità abbia a che fare soltanto con i politici corrotti e con le rapine nelle ville. Temi che hanno fatto la fortuna di alcuni “masianelli” tipo Bossi, Di Pietro e Grillo.

Oggi Bossi assomiglia più al viceré spagnolo che a Masianello, ma la sostanza della sua inadeguatezza e dannosità non cambia, così come non cambia -scrivi bene- il nostro sconforto.

Noi tutti dobbiamo cercare di andare oltre e sfatare alcuni miti consolidati.
L’illegalità? Non è solo corruzione e rapine, ma è anche l’illegalità delle istituzioni (regolamenti parlamentari ignorati, presentazione di firme false per competizioni elettorali, carceri scandalose…) e quella di noi stessi.
La crisi economica? Non è solo il politico o il vicino che rubano o che hanno troppi privilegi, ma sono anche io che rubo e che ho troppi privilegi.

Ce la faremo?

il moralista ha detto...

io penso che con il nostro sforzo volontaristico o con i giustizialismi o con le grandi pretese rivoluzionarie, no.

Però spero di sì. Perché la conversione dei cuori, l'unica vera rivoluzione, è accessibile a tutti, e pure gratis.

Ma richiede disciplina, perseveranza e capacità di cercare dentro più che fuori.

L'unica sòla è che non è detto che gli altri intorno ne siano felici. :)

matteo ha detto...

Difficilmente da queste espressioni di malvagità
nascono
giustizia e pace in una società come quella che si è inventata
Bossi e in cui ha trovato seguito.

La corruzione e il furto emersi nel mondo Bossiano,
sono i sintomi di ciò che è stato costruito sulla cattiveria.

Dal 1992 ad oggi,
nell'amministrazione politica di questo paese Italia,
nulla pare essere cambiato,
ma forse sì...
sta definitivamente scomparendo la cultura della solidarietà.

Non è un caso che parimenti si verifica nell'amministrazione del mondo cattolico.

Dinanzi a tanta illegalità,
dinanzi a tanta corruzione,

non si odono voci di massa cattolica
che si indigni

alla stessa stregua

di Gesù nel tempio trasformato in una spelonca di ladri.

Tutto viene affidato alle parole di qualche vescovo o di un Bagnasco.

Lusi è un cattolico, praticante,
forse
molti cattolici
ciascuno nel proprio piccolo,

sono come Lusi....

Rubare gli straordinari,
trasferte false...,

do ut des
e l'amministrazione storna con creatività, pagando favori e vantaggi
al tal dirigente, o amico del dirigente...

Non credo di essere solo io a vedere,
visto che è normale argomento di discussione (riservato) tra colleghi,
e parlare a voce alta sarebbe suicidio....

Spero che non mi darai del pessimista...

osservo soltanto...

il moralista ha detto...

bentrovato matteo!

oggi leggevo questo tweet dell'on. Maurizio Lupi: "Sapete che in Pakistan un barista ha buttato una tazza da the perchè l'ha usata un cristiano? BASTA INDIFFERENZA".

Il primo pensiero che ho fatto è stato: ok, lì succedono queste cose sul serio, lo so (c'è anche in corso una polemica interna al mondo dell'informazione ecclesiale su quanto spazio e con che modi si dia alle pesecuzioni dei cristiani nel mondo).

Il secondo pensiero però è stato banale e dirompente: ma quanti di "noi cattolici" fanno cose analoghe oggi in Italia di fronte a un "diverso"?

Ecco dunque che la frontiera non è più la "piazza", lo steccato dell'identità o l'apparato ideologico...

Ma...?
Lascio la risposta ai commenti.

Anonimo ha detto...

Mi ha sempre disgustato il presentare le persecuzioni dei cattolici in altri paesi quasi come "giustificazioni" di nostri atteggiamenti falsamente "identitari". I cristiani, anche se altri si comportano in modo diverso, devono sempre comportarsi "da cristiani". E così l'onestà dev'essere un punto di riferimento comune, al di là delle differenze ideologiche. Altrimenti ci troveremmo - come ci troviamo - senza riferimenti etici e comunque senza valori comuni.
www.torietoreri.wordpress.com