29 ottobre 2008

non sia mai muoio

questo, più che un post è un post-it...

E sì, perchè la vita vissuta (tua e altrui) e lo sguardo delle persone che più ti stanno a cuore a volte ti aiutano a ricordare appuntamenti che sarebbe meglio non rimandare a lungo: per esempio, io (non so voi) devo proprio cominciare scrivere il mio testamento.

Perchè? Perchè pensare al giorno della propria morte (e a quelli che, nonostante tutto, seguiranno) aiuta a preparare sè e gli altri a un distacco che sarà duro ma può essere "provvidenziale".
Aiuta a continuare quel paziente e continuo lavoro di ecologia dello spirito e delle proprie scelte, che riduce all'essenziale le cose e le relazioni a cui dare davvero importanza e priorità.
Insomma, aiuta a vivere meglio, se stessi e gli altri.

Il mio testamento, Dio lo sa, non potrà che essere soprattutto "spirituale", chè di beni materiali ne ho proprio pochini. E chissà che proprio questo non sia... un bene da lasciare in eredità!

Per ora ho in mente solo il titolo: "Non sia mai muoio". Il resto, se mi accoccolo un po' tra le braccia del Padre, verrà di seguito.

(foto flickr/net_efekt)

9 commenti:

Marco ha detto...

La realtà
oggi, durante la pausa pranzo leggevo questo post-it..
nel pomeriggio mi hanno confidato che ad un amico e collega hanno dato non più di due mesi di speranza di vita!
Grazie perchè la lettura è come se mi abbia un pò preparato ad una notizia del genere.. non certo rassicurante, ma di una intensità prorompente.
Andrò presto a trovare il mio amico, e sarà difficile trascorrere insieme qualche istante di vita.. della sua che ancora non sà..

il moralista ha detto...

caro Marco, il tuo commento apre altri due "fronti" che erano impliciti nel "post-it"... una battuata solo sull'ultima frase.
Proprio ieri ci interrogavamo con un amico sul senso di quelle situazioni in cui si nasconde a un malato terminale la sua condizione, quasi che essere malati significhi essere diventati "dementi". C'è carità in questo? Domand aperta.

Giuseppe Sbardella ha detto...

Caro moralista,
prepara pure il tuo testamento ma, giovane come se, che costituisca sopratutto un promemoria per continuare a impegnarti per un mondo migliore.

Un abbraccio da un sessantenne

Marco ha detto...

Parlavo ieri sera con mia moglie sul tema della morte: ci siamo trovati d'accordo che la difficoltà maggiore stà nel fatto che noi, in questa società, tendiamo a estromettere questo dato di fatto puntuale per tutti dalla vita reale.. ci confrontiamo solamente quando, in piena emergenza, ci tocca da vicino, e lì è crisi nera? Io le confidavo che la morte c'è ed è giusto parlarne, tenerla presente come un fatto, che oggi non ti tocca ma potrebbe arrivare domani.. qualche sera fa i nostri bimbi "più grandi" (3 e 5 anni) erano in camera ed il più grande spiegava al fratellino che un giorno i nonni muoiono, che il papà e la mamma un giorno diventeranno nonni e moriranno anche loro e che toccherà poi a loro diventare grandi!! Perchè negare ciò che è così semplice a dei bambini? perchè farli crescere nella paura della realtà?

Anonimo ha detto...

Il tuo post è molto "originale", in tutti i sensi:
1) non consueto, in un'epoca in cui si esorcizza la morte, che in fondo è l'unica realtà certa della vita, umanamente
2) che ci riporta all'origine dell'uomo
3) che ci fa rendere "originalmente relativo" il vivere, e ce lo fa ri-
dimensionare
Il testamento: c'è quello che vivono già adesso coloro dei quali abbiamo lasciato una traccia, che perdurerà oltre la nostra esistenza; c'è quello che vogliamo esplicitare per iscritto, per esprimere meglio ciò in cui crediamo.
Grazie, comunque, per la riflessione. Ciao!
torietoreri

Anonimo ha detto...

Leggendo mi sono ricordata che l'idea del testamento ce l'avevo in mente da adolescente. E lo pensavo delle mie cosette materiali. Quella maglietta che mi piace la lascio a tizio, quel paio di pantaloni a caio... una sorta di distribuzione dei ricordi di me, delle cose a cui ero affezionata. E poi (in epoca pre computer) il mio testamento da adolescente prevedeva un curatore testamentario incaricato di occuparsi della posta. Mettendosi in contatto con tutti coloro che avevano scritto e rispedendogli la nostra corrispondenza. Senza leggerla. E bruciando quella delle persone non trovate.

Oggi, ripensandoci a distanza di tempo, le cose di allora mi sembrano meno essenziali. E al "se muoio" si collega più il pensiero di cercare di organizzare dei modi per cui qualcuno si prenda cura di figlio (in supporto al marito...)

il moralista ha detto...

@marco: anche mio figlio quasi 5enne ormai fa più o meno lo stesso "sillogismo"... sempre perchè la vita ce lo ha "insegnato", noi ci siamo trovati a dovergli esplicitare anche morti meno "comprensibili" come quelle dei bambini... credo che sia necessario trovare il linguaggio giusto, ma la negazione di ogni realtà (come estrema e illusoria forma di protezione) nella mia personale esperienza di bambino (iperprotetto) è stata davvero frustrante.

Anonimo ha detto...

A proposito di "bambini e morte", vi lascio il commento di mia figlia (allora 4 anni e mezzo) sulla morte della bisnonna: "Sì mamma, sono contenta che nonna Liliana sia in cielo, ma mi piaceva di più quando stava qui".
Marcello
(col nuovo sistema divento Anonimo... non è bello!)

il moralista ha detto...

caro Marcello, quando vuoi commentare basta usare l'opzione "Nome/Url" (appena sopra la casellina "anonimo") e inserire il tuo nome che come per magilla comparirà come autore del commento...