23 ottobre 2007

il buon nome

Muoia pure questo Galileo, ma non si metta in dubbio il buon nome del Sinedrio...

Probabilmente molti avranno sentito l'imbarazzante vicenda che ha toccato il curiale mons. Tommaso Stenico (capo dell’Ufficio Catechistico nella Congregazione per il Clero - Vaticano e prelato d'onore di Sua Santità), riconosciuto in un video-inchiesta della trasmissisione Exit di La7 apparentemente impegnato a circuire nel suo ufficio in Vaticano un "giovane-esca", rimorchiato sul web.

La sua difesa si incentra su una presunta inchiesta segreta sul mondo dell'omosessualità online e sul coinvolgimento di preti, giustificata dai suoi incarichi.

A parte la mia perplessità su tale autodifesa (per chi volesse saperne di più, vi consiglio di leggere questo post sul blog di Luigi Accattoli, i commenti e i post successivi), c'è un dato che trovo particolarmente triste: il centro delle preoccupazioni è lo scandalo d'immagine, il danno al "buon nome" della Chiesa.

Chi condanna, chi perdona, chi non crede, chi si cosparge il capo di cenere, ma anche lo stesso Stenico nelle sue esternazioni, in tanti sono preoccupati dell'ombra che casi simili portano sull'onore, sull'illibatezza della "Chiesa"... evidentemente, tra l'altro, avendo presente una Chiesa fatta solo di preti e religiosi, guardati da tanti laici come degli "dei"... qui l'inganno che diviene terra fertile per tutti gli scandali (ma questo è un altro post).

Chi si preoccupa per la vita e la salvezza di "vittime e carnefici" di queste vicende? Dell'Inferno in cui si cade sviando dalla propria scelta per la vita (la vocazione, qualsiasi essa sia) e in cui si porta con sè quegli altri cuori, quelle altre persone? Chi valuta la colpevole superficialità e la paura (nemica della fede) con cui vengono spesso trattate queste situazioni all'interno della Chiesa, salvo individuare un bel capro espiatorio, peraltro di biblica memoria?

L'importante è che nessuno parli male della Chiesa e che non si dia adito alla "evidente campagna anticattolica" in corso. Ma è davvero questo "l'importante"?
(foto di Kevin - Creative commons license)

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro moralista,
ma così tu infanghi il buon nome della Chiesa! Vuoi farci forse venire il dubbio (terribile) che l'essere sia più importante dell'apparire? Vuoi forse farci credere che la Chiesa sia "diversa" dal resto del "mondo". Ma, insomma, vuoi farci forse credere che tra un bel prelato d'immagine (con colletto romano in avorio pregiato) e una valletta scollacciata di una trasmissione televisiva ci sia differenza? Sovversivo!

il moralista... ha detto...

Caro anonimo (Marcello), tu sai di essere complice di questo post, e quindi altrettanto sovversivo... t'ho beccato?

Anonimo ha detto...

Sì sono io, un anonimo involontario. Avevo dimenticato di firmare. Io all'immagine ci tengo!

holdenC ha detto...

è bellissimo quello che hai scritto

il moralista... ha detto...

Grazie Corsaro...

Anonimo ha detto...

No, questo non è veramente importante per il Vaticano.
L'8 per mille lo è, se consideri che per la campagna pubblicitaria 2005 il Vaticano ha speso la bellezza di 9 milioni di euro il triplo di quanto il Vaticano stesso ha donato alle vittime dello tsunami cioè 3 milioni che equivale allo 0,3% della raccolta totale. (Fonte CEI)

Giorgio

Anonimo ha detto...

Caro moralista, voglio essere serio. Ti segnalo cosa scriveva don Andrea Santoro a proposito del “buon nome” della Chiesa, del perché talvolta viene “calpestata” e di ciò di cui la Chiesa deve avere davvero paura. È ovvio che la Chiesa siamo tutti noi.
«La Chiesa è un seme, un lievito, un granello di sale: ma “se il sale diventa senza sapore” diceva Gesù “a che serve? Sarà gettato via e calpestato dagli uomini”. Forse tanto calpestio che la Chiesa ha subito e subisce è anche causa della sua perdita di sapore… è anche causa della nostra personale perdita di sapore». (Lettere dalla Turchia, p. 48)
«Solo di una cosa bisogna aver paura: di non essere cristiani, di essere, come diceva Gesù “sale senza sapore”, una luce spenta o un lievito senza vita». (Lettere dalla Turchia, p. 130)
Marcello

il moralista... ha detto...

... don Andrea... Grazie