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09 dicembre 2014

il mondo di mezzo è il condominio

Non so voi, ma qui a Roma gli esseri ancora senzienti e con un briciolo di coscienza sono tutti travolti dall'inchiesta cosiddetta #MafiaCapitale o #MondodiMezzo.

Dopo i primi 2 o 3 articoli di cronaca giudiziar-retroscenist-gossippara - e un po' 'ndo cojo cojo man mano che i giornalisti si leggono le numerose carte - mi sono già abbondantemente stufato di fare il grillo parlante col senno di poi e giocare al tiro a bersaglio con i politici indagati e i faccendieri di turno arrestati.


Quindi, per capire eh! Nelle vostre assemblee condominiali - io sono in affitto e non ho la delega - che succede quando si tratta di contattare una qualsiasi impresa per un lavoro comune? Come funziona? Come si comporta la distinta professionista della palazzina accanto o il pragmatico artigiano che abita sotto a voi?

Trionfa il bene comune o è un po' "Mafietta capitale"?
Io mi farei ormai queste domande dopo 5 giorni di inchiesta. E mi darei anche una risposta però.

E al politico (che quindi non voterò) che mi dice "sono gli elettori che ci vogliono così" (intende, maneggioni, evasori, furbettini; non dico farabutti e assassini) alzo gli occhi al cielo, consapevole, ma non mi sento proprio proprio di abbonargliela.

Voi che dite, alla prossima assemblea di condominio, che possiamo fare nel concreto per non dare alibi a questo politico?

Per rompere quell'insopportabile corto circuito del "così fan tutti"?

16 gennaio 2013

cose da bambini

Come sopravviveranno un'ora e mezzo in macchina, nel traffico e per giunta con me tre sventurati bambini tra i 9 e i 10 anni?

Me lo sono chiesto giorni fa prima di andare a recuperare in giro per Roma due amici e un'amica di mio figlio, ospiti da noi per il suo compleanno.


Domanda e preoccupazione sbagliata. Abbiamo parlato per tutto il tempo e di ogni cosa possibile con rari momenti di sano silenzio: scuola (in particolare, le diverse gradazioni di follia delle insegnanti sulla base di una scala metrica inventata sul campo), musica (spopola il tormentone "Gangnam Style"), videogiochi (quest'anno, dice lei con i due maschietti d'accordo, Fifa13 ha stracciato la Pes: "Sulla grafica non si batte"), genitori (...), sport (lei fa arrampicata, mica ricamo!) e pure di politica, dopo l'ascolto di una news alla radio:

"Simone, scusa, ma tu per chi voti alle elezioni?", se ne esce di punto in bianco D.
"Ehm, veramente non ho deciso", rispondo sincero.
"Mio padre vota Monti!", sentenzia senza fronzoli M., la signorina.
"Mio nonno dice che vota Berlusconi...", spiega dubbioso D.
"Berlusconi?!? Ma che tuo nonno è matto???", esplode T., spirito liberal.


Ho riso.

29 novembre 2012

Armi, scuola e famiglia: i lati oscuri della forza (politica)

Cari Bersani e Renzi, visto che pare siate i potenziali candidati premier del primo partito del Paese, ieri sera vi ho ascoltato con attenzione. Speravo di poterlo fare anche per la Pdl ma loro hanno deciso di continuare a organizzare burlesque dove spopolano le maschere truci e gli sguardi senza futuro. Je piace così.

Mi aggiungo così buon ultimo alla lunga lista di web-cosi e non, più o meno autorevoli e informati, che su internet vi danno oggi "le pagelle". Dirò solo delle cose che non mi quadrano.
Tra l'altro le stesse su mi interesserebbe la posizione di tutte le forze politiche.

Le domande - un po' troppo vaghe alcune, altre assenti - non vi hanno aiutato.
Come in occasione del primo dibattito (Sky più stile e ritmo Usa, Mamma-Rai più rassicurante nello studio Rosso-Maggioni), ho appreazzato molto il fatto che vi parlaste e ci parlaste solo dei problemi posti nelle domande, senza divagare troppo e senza polemiche sul nulla da talk-show.



Sulla scuola non mi siete piaciuti manco un po'.
Il problema strategico, e sottovalutato, per il rilancio dell'istruzione (pubblica) e per provare a dettare una linea seria sulla questione precari/abilitati etc etc, è che arrivino a insegnare sopratutto educatori motivati.
Insegnare non può essere un mestiere "di scorta" o "salvagente", quasi un LSU.

Sulle armi (F35) e le spese militari in genere non ho capito molto.
E in politica estera, noi Italia, siamo fragilini un po' dappertutto.
L'Italia si è impegnata per 230 mld per i prossimi 12 anni.
Ora, è persino inutile ricordare che c'è la crisi. Senza per nulla appoggiarmi agli slogan, il perché dovremmo spendere tutti questi soldi per degli armamenti (230 mld in 5 anni), data anche la nostra Costituzione, ce lo dovreste proprio ri-spiegare bene.

Sul sostegno - fisco e welfare - alle famiglie (sopratutto con figli e a basso reddito), poi, praticamente zero carbonella.
Abbiamo appena percepito un paio di "ok" al riconoscimento delle unioni "all'inglese" o "alla tedesca" (parliamone): tema trendy ma non prioritario.
Ma il silenzio più o meno totale nel vostro caso può anche essere un buon segno: il tema scotta con molti vostri elettori e il silenzio vale "mani libere", cioè non promettiamo nulla a nessuno.
Chissà, forse è meglio di tante vane promesse da mercante (su valori che diventano all'improvviso molto negoziabili) di questi ultimi anni.

Comunque, non riesco a dire chi tra voi due preferisco: Renzi, che tu piaccia o no alla sinistra, porti uno stile di politica diretto e un approccio pragmatico (da verificare però sul campo); Bersani, sei serio, più rassicurante ed esperto, mi stai anche simpatico; ma quella grossa scimmia sulle spalle (D'Alema) ti ingombra assai. Ed è pure antiestetica.

Ravviso solo un rischio latente, forse più da parte dei vostri fan che vostro: quello di calvalcare un po' troppo spavaldi e compiaciuti (e quindi disattenti al Paese) verso una vittoria che sembra oggettivamente vicina e senza opposizione seria. In attesa dell'ultimo colpo di coda di Mr B.

27 ottobre 2010

indispensabile

"Il lodo è indispensabile". Lo ha detto quel certo innominabile cavaliere a proposito di un provvedimento legislativo strategico per il futuro. Il suo.

Dico "innominabile" perché quella sola parola che inizia per B. apre ormai un oceano di pre-giudizi e pre-risposte, da ogni lato. Non c'è senso critico che tenga. Non se ne viene a capo.

Ho deciso, quindi, che per me Mr B non esiste.
Esiste - ed emerge - invece l'Italia che lui incarna.
Ma lo spiega meglio di me Beppe Severgnini in questo suo articolo

Qui invece mi interessa questo.
Per lui il lodo (Alfano) è indispensabile.

Ma per te che leggi, se ascolti il primo pensiero, cosa è assolutamente indispensabile e urgente oggi, per la tua vita, e per la tua vita in questo Paese? RSVP!

Chissà, ascoltandoci, scopriamo - come ricorda Severgnini/Quelo - che in realtà Mr B è dentro di noi. Oppure "anche no".

(foto flickr/papaitox)

25 agosto 2010

letame, cremini e guerra civile

Una donna di fede (nata prima della fine della guerra) saggia e battagliera piemontese, e a me carissima, conversando qualche giorno fa su cose minime e massime ha confidato la sua preoccupazione per l'aria da "guerra civile" che respiriamo in Italia. Una ennesima Cassandra?


Fa un po' impressione sentirlo dire da una persona come lei. Non sto a spiegarvi i tanti perché. Anche il "vecchio" dolcissimo cremino (o "mottarello") che mi aveva offerto come aperitivo, cercando un complice alla sua trasgressione diabetica, andava giù amaro, a quel punto.

Ma fa più impressione constatare - come pure mi pare abbia sottolineato uno di questi recenti "pornografici" editoriali di Famiglia Cristiana che "disgustano" gli esponenti di governo - come la soglia di accettazione degli italiani, la capacità di ciascun cittadino di assorbire e digerire schifezze, violenze, furberie et cetera, abbia da anni superato - verso il basso - la soglia della dignità umana.

L'articolo di ieri di Veltroni, ahilui (chi mi conosce sa quali e quanti dubbi ho espresso sul suo "obamismo senza palle"), mi è sembrata l'unica cosa decente che mi sia capitato di leggere da mesi nelle pagine della politica (dico, politica) dei nostri quotidiani.

Ora mi aspetto qualcosina anche dai "miei" cristiani di casa. Non può essere solo Famiglia Cristiana a darci di piccone e a mettersi l'elmetto (rigorosamente vietato, peraltro in tempi ruiniani). Ci vuole anche qualche proposta, autogestita (vedi commenti).

Il moralista, quando è nato questo blog, lo sapeva, tediosa e infausta cassandra anche lui: la legge del "tanto così fan tutti" da carbonara e inconfessabile regola dei veri "ragazzi di vita", è diventata un mantra da snocciolare e proclamare in pubblico, e un'arma di minaccia. Anche con un certo ghignetto d'orgoglio.
La sicurezza di questi miei concittadini è che tanto la puzza del letame, che dai e dai rischia di restare l'unica sostanza da ravanare sul fondo, al massimo toccherà a quei bamboccioni dei figli... degli altri.
Ma, si sa, "dal letame nascono i fior". Dicono.

14 aprile 2010

il Dio nascosto

Mi avvio, ebbene sì, al mio primo pellegrinaggio nella vita.
Il 24 aprile sarò a Torino per l'Ostensione della Sindone.
Sto leggendo, per prepararmi, un commento di Carlo Maria Martini sulla Sindone, intitolato Il Dio nascosto. Non mi dilungo sul testo. Meriterebbe un post a sé.

Ma lo cito perché c'è un "Dio nascosto" da cercare sempre, in tante pieghe e risvolti della nostra vita, nei momenti oscuri ma anche quando crediamo che tutto ci è chiaro e che "va bene".
Purtroppo, capita che resti tragicamente nascosto anche nell'informazione pubblica, per esempio, sopratutto quando si manifesta sotto forma della "bellezza" delle persone, un contenuto che i media faticano a produrre e a mandare in onda.

Oggi mi sono imbattuto nella lettera del cosiddetto "benefattore di Adro", un imprenditore anonimo che ha pagato la retta della mensa scolastica per 40 bambini cui il Comune aveva sospeso il servizio per morosità.

Ne parla benissimo Alessandro Iapino in questo suo bel post.

Non aggiungo altro. Se non l'invito a strappare lembi di bellezza in un'epoca davvero inquinata dalle "passioni tristi".

(foto flickr/ilaron)

26 marzo 2010

telev(u)oto

Certo, se anche per le elezioni ci fosse il televoto, per me domenica sarebbe tutto più facile... Invece, guarda te, "mi tocca" tornare dalla Puglia con furore.

Ma dai, vuoi mettere il televoto? Quanto sarebbe moderno e "easy"?

Paghi pochi cent per esercitare un tuo diritto (un po' come quei genitori che devono pagare per la cancelleria o per le tende della scuola pubblica dei figli, se hanno i soldi...).

Fai spallucce pur sapendo che tanto vincerà il Valerio Scanu di turno della politica, con dietro tutto il suo popolo di fan "dell'amore"; e/o qualcuno che ha qualche migliaio di Euro da spendere per comprare pacchetti di voti "senza volto", da smistare via call center spregiudicati... Un consenso su misura.
Tanto, "così fan tutti", il mantra italico, il payoff del povero tricolore.
E se non fai così, sei un fallito, un "irrilevante", uno che non "c'ha le palle"...

Però, però, basterebbe un ditino che pigia sul tastierino consunto del cellulare e via... passa la paura. HO ESPRESSO LA MIA OPINIONE... aaaaaah... che Paese democratico...

Invece, io no, torvo e sfatto, curvo sul volante, già mi vedo dopo 4 ore e rotte, pronto al mio seggio... con il mio certificato vissuto, la mia matitona indelebile... e che farò?

Una nube di pensieri... la Polverini, quella che "giura su Berlusconi" (sempre perché "così fan tutti") dice che "la devi votare perché difende la famiglia e la vita"? Mah...

Quegli altri che mi si presentano con la Bonino, a Roma, la regione della Santa sede e della Cei... geni!

La nube si addensa... penso a cosa vorrei facessimo come cristiani per questo Paese, per tutti, e insieme a chi ci sta... mi esalto per un attimo immaginando il possibile e l'impossibile, poi mi accascio frustrato sul volante, schiacciato dal peso di venti anni da "ruinati" (e da un'annatacia memorabile)... sono al casello... mezz'ora e metto sta croce... ah, se ci fosse il televoto!

(foto fdecomite/flickr)

15 febbraio 2010

ma se non noi, chi?

(avvertenze per i lettori sensibili: questo è un post lungo e ad alto contenuto "moralista" rivolto in particolare a chi è cristiano e cattolico. Ma gli uomini e le donne di buona volontà non si sentano affatto esclusi)

Ma - stando così le cose - se non la avviamo, suggeriamo, ispiriamo noi cattolici la "riforma morale" di questo Paese mummificato, chi la dovrebbe fare? Quanto meno, abbiamo il dovere (missione?) di essere in prima linea su questo.

Altrimenti non siamo legittimati a storcere il naso o di ululare alla luna di fronte ai populismi dei Di Pietro, dei Beppe Grillo e dei Travaglio (peraltro cattolico) o di fronte ai massimalismi dei moralisti per antonomasia, ossia quelli di "certa sinistra", o di "certa magistratura", come amano chiosare "certi giornali". Tralascio per pura frustrazione le ipocrisie di tanti paladini ufficiali dei "principi non negoziabili".

Abbiamo il "dovere" di essere in prima linea perché la Chiesa come pochissimi altri ha avuto qualcosa di significativo da dire in Italia negli ultimi anni. Resta ancora da valutare serenamente se si è mossa bene, sia in una prospettiva pastorale che sociale. Se il vero obiettivo era ed è - come detto spesso negli ultimi mesi qua e là - rianimare una generazione di cattolici impegnati nella politica, la strada intrapresa non sembra la migliore.

Di sicuro, quando si attenuerà l'autocompiacimento intellettualistico, e un po' strabico, che ha segnato tutta la reggenza politica del cardinal Camillo Ruini e di chi lo ha eletto come guida carismatica, vedremo tutto con più chiarezza, con meno paure da "assedio" e con tanta più umiltà.

Abbiamo il "dovere" di essere in prima linea perché ce lo chiede il Vangelo.
E quale è la "buona notizia" che sarebbe da portare oggi da parte dei credenti, nella società, nelle istituzioni, nella politica e non ultima nell'economia (cfr. anche Charitas in veritate)?

Che certe cose... si possono fare senza accettare, con falso e spocchioso pragmatismo e cinica rassegnazione, il motto "così va il mondo"... questo si chiama fatalismo e non ha nulla a che fare con il Regno di Dio né con la furbizia degli evangelici serpenti (che senza la purezza delle colombe è un'altra roba).

Moralista? Sì, ma cristiano. Il "moralismo" dei cristiani è quello guidato da fede, speranza e carità (amore)... non da leggi esterne e/o fissazioni volontariste. Leggi senza misericordia per il peccatore, ma magari accondiscendenti con il peccato.

Come cominciare? Per esempio, l'essere davvero "chiesa", sempre, in ogni momento e situazione, anche personale, incoraggerebbe tanti cuori.

Uno dei problemi dell'agire ecclesiale oggi è che molte cose sono in fondo demandate alla "buona volontà" del singolo battezzato, mentre su altre spesso viene usata come "arma di aggregazione" il valore dell'unità dei credenti.

A livello sociale, siamo chiesa (intruppata?) solo quando ci riuniamo in piazza per un Family day? O solo quando in parrocchia ci si chiede il grande sforzo di volontariato (part-time) per questa o quella emergenza?

Io vorrei essere e sentirmi Chiesa in tutte le scelte "contro corrente" a cui il Vangelo mi chiama quotidianamente (scelte familiari, lavoro, relazioni, vita sociale e pubblica) come battezzato. Sapere che - dai grandi compiti istituzionali alle mille pratiche quotidiane - se "amo", se "ho a cuore l'altro che non conosco", invece di sfruttare, dominare, abusare, rubacchiare, sfurbazzare, raggirare, evadere, concutere etc etc ho accanto la mia Chiesa che mi dice "sono con te", fino alle estreme conseguenze.

Una solidarietà fraterna che può essere ideale e concreta allo stesso tempo. Potrei fare decine di esempi (poco evidenti, in genere), ma mi piacerebbe che venissero dai lettori.

E questo, fino alle estreme conseguenze.
Ché se fai una cosa "cristiana" c'è il forte rischio che in effetti non te la passerai benissimo nel mondo. Ma almeno non sarai solo, e sentirai con più forza (sperando di essere già "salvo" in Cristo) che vale la pena.

29 dicembre 2009

ce semo o ce famo?


Sono stato invitato a partecipare a questa discussione.
Il tema: la famosa/famigerata unità politica dei cattolici in Italia.

In genere, il moralista non si mette a fare il politologo, anche perché proprio non ha gli strumenti.

Ma è stata un'occasione per fissare alcune idee che, in fondo, agitano i miei post più "impegnati".

Intanto, credo sia utile, in un Italia che invecchia e che è ancora nelle mani della generazione post-bellica, darsi delle coordinate anagrafiche prima di un qualsiasi ragionamento: io ho 37 anni... Come porre queste questioni a quelli (credenti e cristiani "non occasionali") della mia generazione e di quelle successive?

Poi. Non sono pregiudizialmente contrario a un'unità "politica" dei cattolici.
Ma sono abbastanza preoccupato dall'unità "partitica" dei cattolici, fino a quando non sapremo davvero riformare il modello di politica politicata nell'era dei partiti.
Come Chiesa - andando anche talvolta un po' oltre i confini dello stesso Catechismo, art. 2245 e 2246 - ci siamo attivati direttamente sul campo ("la miglior difesa è l'attacco") e sperticati in elenchi di principi non negoziabili (che a tanti sono sembrati quasi un "Bignami" del cristianesimo... e sapete a cosa servivano i Bignami), ma non so quanto ci stiamo impegnando a riflettere seriamente su cosa dovrebbe essere un politico cristiano in questo Paese.
Essere pragmatici non può e non deve significare necessariamente accettare un "modus" di fare politica, fatto di piccoli e grandi "magheggi", come si dice a Roma, attraverso piccoli e grandi potentati, pur di avere "consenso"... non può esserci condiscendenza su questo, in nome di una presunta "maturità" versus un cosiddetto "ingenuo idealismo".
Se non vogliamo lasciare la riforma morale di questo paese agli sbrigativi tribuni alla Di Pietro (che pure vanno ascoltati con meno spocchia), dobbiamo farla "noi cattolici" questa battaglia.

Infine, e mi collego all'ultima frase. In queste settimane ho avuto modo di leggere il libro di Benedetta Tobagi, che davvero consiglio a tutti, padri e figli e nipoti post secondo conflitto. E mi si conferma un'impressione.

Se ci sono delle persone responsabili che vogliono fare il bene di questo Paese, non possono non avere ben presenti i lasciti "simbolici" di due cristiani che molto hanno dato all'Italia: le lettere dalla prigionia di Aldo Moro e - su un piano ovviamente diverso - la relazione della Commissione d'inchiesta sulla P2 di Tina Anselmi (peraltro di non così facile reperibilità).

Ripartirei da lì.

01 settembre 2009

escalation

C'è una sola cosa chiara nella chiacchierata vicenda legata al direttore di Avvenire, Dino Boffo.

Ed è che essere "moralisti" non conviene: sia se lo sei e hai degli scheletri nell'armadio (immagine d'antonomasia del moralista); sia se lo sei e basta, nel senso che credi davvero nell'esclusiva importanza della morale nella vita; sia che lo sei un po' per gioco (come me).
Basti vedere che lo stesso aggettivo è stato affibbiato contemporanemente, in questi giorni, a persone assai diverse: Boffo, Mancuso e Capezzone, tra gli altri... Questa è la prova lampante che quando ho chiamato così il mio blog c'erano diversi buoni motivi. Il "moralismo" è un tabù, comunque lo si veda, mette paura.

Sulla vicenda. Il gossip, più o meno intellettuale, ovviamente si sofferma soprattutto sui dettagli, con l'alibi di voler cercare "la verità".  Ma in genere il senso delle cose non è nei dettagli ma nell'insieme. C'è chi lo sa e, almeno pubblicamente, gira a largo.

C'è stata una escalation.
Il motivo dell'escalation è che "quoque" Avvenire ha osato pestare i piedi al Premier, alla Lega e sopratutto a tutto il mondo pseudo-catto-italico che lorsignori dicono (a ragione) di rappresentare. Nessuno si senta offeso: se ha la coscienza a posto, e se vota Pdl o Lega, queste parole non dovrebbero comunque farlo vacillare.

Escalation. Lo stile è quello dell'intimidazione mafiosa, evocata anche dal vescovo di Marsala, mons. Mogavero. Tipo: "Non esageriamo con tutto 'sto cristianesimo che qui comandiamo noi, anche nelle sacrestie... se no...". E l'obiettivo dell'intimidazione non è Avvenire. E in fondo non è nemmeno il povero Boffo, che reo o no, incoerente o no, moralista o no, è stato oggetto di un massacro senza avere gli "anticorpi" di Mr B.

L'obiettivo sono tutti i cristiani e i cattolici (di destra, di sinistra, di dove volete e chissene frega) che non usano la fede come una bandierina. Quelli che come si diceva una volta "hanno una coscienza". Insomma, "cristianucci buoni, non veniteci a rompere di qua o di là che abbiamo tante cose da dire sui vostri armadi e sui vostri scheletri".

Ecco, di fronte all'intimidazione, quello che mi interessa continuare a osservare e valutare non è l'innocenza o meno di Boffo, ma la reazione della Chiesa tutta. Per ora, dopo le prime rigorose schermaglie, si annusano fumi di divisione, uno degli obiettivi chiari dell'intimidazione.

In ogni caso, questa vicenda è per me il segnale del fallimento (ingenuo, se non fosse arcinota l'intelligenza della persona) del progetto, culturale, politico e pastorale (pastorale?), di Ruini. E il cardinale ora lascia le "cacche" - quelle che Boffo dice a Feltri di aver pestato oltre che lanciato - a tutti noi credenti.

Un progetto in cui tra le altre cose forse si presumeva di poter gestire comunque "questa politica" e questi politici. Magari con i loro metodi e linguaggi, anche mediatici.

Un progetto in cui si adombra quel "cristianismo", citando Remi Brague, che solo per assonanza si può confondere con il cristianesimo. Forse perché come dice il filosofo francese, "noi siamo solo all’inizio del cristianesimo". Un'occasione da cogliere, anche nelle nostre beghe che sembrano solo l'ennesimo gossip?


(foto flickr/thrig)

25 agosto 2009

non è più la nostra partita


"... è una lezione incredibile ed emozionante sulla capacità di scommettere su un nuovo inizio, come quella che ricevo, una settimana dopo, dall'incontro con un anziano signore bianco e benestante di 84 anni. Mi è seduto accanto su un aereo che vola tra il New Hampshire e New York: 'Sono repubblicano, ho votato tutta la vita per loro, il mio campione sarà sempre Ronald Reagan, ma questa volta voterò per quel ragazzo nero (Obama, ovviamente, ndr). John McCain mi somiglia, certo, ma non è più la nostra partita, non voto per me ma per i miei nipoti e l'unico che ci può far rialzare la testa, che può rimettere ordine in questo Paese, è il ragazzo democratico. Affido a lui il futuro dei miei nipoti".

Do per certa l'affidabilità del cronista: Mario Calabresi, direttore de La Stampa e autore del libro di cui ho già parlato e da cui traggo questa frase di chiusura. 

Mi ha fatto riflettere molto quest'estate: sull'Italia, sugli italiani e sul nostro modo di concepire la politica e la cittadinanza, su come concepire il futuro, sui giovani e sui vecchi, sul bene comune e sul diritto individuale.

"Non è più la nostra partita"...

(foto flickr/Punk Jazz)

24 luglio 2009

la fortuna non esiste


Sono arrabbiato.

Sto leggendo un libro che mi piace, che racconta storie edificanti, incoraggianti... e la sensazione con cui resto, per ora, dopo quella di chi fa "una bella scoperta", è quella della delusione, dello scoramento.
Certo non è colpa del libro.

Parlo di La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi di Mario Calabresi, direttore de La Stampa, già inviato negli Stati Uniti.

Sono 10 storie fresche fresche, made in Usa, su come alcuni uomini e donne hanno affrontato (e superato) nella loro vita "la" crisi, inclusa quella economica e finanziaria scoppiata nel 2008.

Sono certo che è un libro che si presta a critiche davvero bi o tripartisan, oppure che può cadere nell'indifferenza per apparente "eccesso di utopia". Anzi, di sogno, di progetto.
Perché noi in Italia, soprattutto a guardare i nostri leader, culturali (Tv) e politici (sempre Tv), siamo quelli del: "Guarda è una bellissima idea... sarebbe bellissimo... ma... solo nel Paese dei balocchi. Ingenuo".

Calabresi racconta, di fatto, l'America recentissima che ha scelto Obama, quello che "il cambiamento"... E già questo farà venire l'orticaria a qualcuno, fissato con la real politick, o solo con 20 metri di coda di paglia. Anche perché quella raccontata da Calabresi, è anche l'America di Cao, vietnamita e neo deputato al Congresso per i repubblicani.

Tutti nel libro testimoniano il valore del cambiamento. Tutti credono nell'importanza di una cittadinanza, non solo politica, che abbia come prima regola quella di "restituire alla comunità quanto si è da essa ricevuto". Tutti vedono nell'impegno personale, anche in politica, come una responsabilità e come una tessera del progetto per il futuro del proprio Paese.

Cambiamento. Cittadinanza. Comunità. Responsabilità. Progetto...
E qui, guardo all'Italia, a noi, e mi incavolo...

Certo, gli Usa sono il Paese delle grandi contraddizioni (per esempio, in questo giorni si sta affrontando il duro nodo della sanità pubblica, una delle cose più sconcertanti negli Usa). Ma sono anche il Paese che in pochissimi anni, a confronto con la storia umana, ha fatto e fa i progressi più rapidi, anche in campo sociale e civile. Un buon biglietto da visita.

Così, quando i tanti Obama, che tentano di prendere in mano oggi le redini negli Usa, dicono "Sì, cambiamo"... per il meglio, ho la sensazione che non è solo propaganda, non è solo abile comunicazione, non è spacconismo alla John Wayne. Loro sembrano crederci, sul serio.
E lo vivono prima di tutto nelle proprie scelte.
E noi?

13 luglio 2009

comandamenti? solo 4

Gianrico Carofiglio, romanziere, magistrato e senatore del Pd, scrive senza saperlo la seconda puntata (laica) di un mio recente post. Lo fa senza chiedermi l'autorizzazione, ma lo perdono. Bontà mia.

Con i suoi 4 comandamenti propone un emendamento al mio dubbio: "coerenti o onesti?".
Lui opta deciso per il "coerenti E onesti"...

Ma addirittura esagera nell'iperbole, pretende davvero troppo quest'uomo.
Costruisce quasi un apparato ideologico della "normalità civile" nella vita delle istituzioni...
Che moralista!

"A me - parla Carofiglio - piace parlare di regole capitali. Sono quattro. La prima riguarda l'esigenza di non tenere comportamenti personali in contrasto con i valori posti alla base dell'azione politica. Faccio un esempio banale: non si possono sostenere i valori della famiglia tradizionale e poi, per dire, avere l'amante. Il problema non è l'amante, ma l'incoerenza. La seconda regola riguarda il decoro legato alle cariche pubbliche. Cito l'esempio di un magistrato, così nessuno si offende. Qualora un pubblico ministero andasse in udienza indossando calzoni corti e canottiera non sarebbe immorale, ma appunto indecoroso. Perché contribuirebbe a ledere il prestigio della magistratura e in generale delle istituzioni.
La terza regola sottolinea l'obbligo di astenersi da comportamenti che possano fare solo ipotizzare un uso privato della funzione pubblica e delle sue prerogative. Immaginiamo un magistrato sotto scorta che utilizzi la vettura blindata del ministero per portare alla sua villa al mare, dove ha organizzato una festa, un paio di ballerine di rumba e un suonatore di mandolino. Sarebbe l'autore di un comportamento deontologicamente censurabile. Il ministro Alfano interverrebbe con l'azione disciplinare. E farebbe bene.
C'è, infine, il quarto comandamento. E' il più semplice: il dovere di dire la verità. Il decoro delle alte funzioni pubbliche è incompatibile con le bugie".

Esagerato.

Ps. Nota cautelativa per la reputazione di me medesimo, il moralista: siccome Carofiglio è di Bari, dove succedono cose strane di recente, spero solo che sulla voce "decoro delle istituzioni" sia inappuntabile!

(foto di Zabriensky What?/Flickr)