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09 dicembre 2014

il mondo di mezzo è il condominio

Non so voi, ma qui a Roma gli esseri ancora senzienti e con un briciolo di coscienza sono tutti travolti dall'inchiesta cosiddetta #MafiaCapitale o #MondodiMezzo.

Dopo i primi 2 o 3 articoli di cronaca giudiziar-retroscenist-gossippara - e un po' 'ndo cojo cojo man mano che i giornalisti si leggono le numerose carte - mi sono già abbondantemente stufato di fare il grillo parlante col senno di poi e giocare al tiro a bersaglio con i politici indagati e i faccendieri di turno arrestati.


Quindi, per capire eh! Nelle vostre assemblee condominiali - io sono in affitto e non ho la delega - che succede quando si tratta di contattare una qualsiasi impresa per un lavoro comune? Come funziona? Come si comporta la distinta professionista della palazzina accanto o il pragmatico artigiano che abita sotto a voi?

Trionfa il bene comune o è un po' "Mafietta capitale"?
Io mi farei ormai queste domande dopo 5 giorni di inchiesta. E mi darei anche una risposta però.

E al politico (che quindi non voterò) che mi dice "sono gli elettori che ci vogliono così" (intende, maneggioni, evasori, furbettini; non dico farabutti e assassini) alzo gli occhi al cielo, consapevole, ma non mi sento proprio proprio di abbonargliela.

Voi che dite, alla prossima assemblea di condominio, che possiamo fare nel concreto per non dare alibi a questo politico?

Per rompere quell'insopportabile corto circuito del "così fan tutti"?

19 ottobre 2010

Lavoratori eticamente sensibili


Sul lavoro ci sono da fare molte scelte “eticamente sensibili”. E sono scelte dure anche perché nelle vite di alcuni sono quasi quotidiane. Il rischio è che si camuffino nell’ombra densa della “normalità”, tra un giornale divorato in equilibrio precario su un autobus, una spesa al supermercato all’ora di chiusura e la tv sul divano la sera con famiglia e affini.
Per molti, i criteri di discernimento sono pochi e semplici se non obbligati. Per Mario, per esempio, no. Mario deve decidere su una cosa che gli sembra cruciale. E non ci trova nulla di semplice. Eppure anche lui vorrebbe scegliere per il meglio, anzi, per Bene.

Il suo capo gli ha proposto – tra battute riduttive e pacche sulla spalla – di sostenerlo in una sua “manovretta” di ascesa gerarchica, con annessa qualche “innocua” bugiola da raccontare ai superiori e da scrivere su di un report. E per fortuna non si occupa della parte contabile della vicenda: un peso in meno sulla coscienza. Se Mario assecondasse il giochino, ne guadagnerebbe una piccola promozione. Ma stare al giochino significherebbe sbugiardare il lavoro parallelo, tra l’altro trasparente e professionale, di una collega, Roberta, e rubarle di fatto la “sua” promozione. Non assecondando il capo, invece, perderebbe dei soldini tanto utili e probabilmente un’ultima occasione di carriera.

Che fare?

Mario esce dalla Messa, nella sua parrocchia. È la sua comunità, e diciamo che è uno impegnato. Il suo parroco rammenta spesso la grande bussola del laico italiano contemporaneo, i “principi non negoziabili”. Riascolta il “mantra”. Lo medita di nuovo. Guarda amici e “correligionari”: sorrisi, abbracci, “come stai?”, “ricordati la riunione del gruppo giovedì”, “vieni alla mensa Caritas sabato?”, “ci sei alla lectio mercoledì?” etc etc…
Torna a casa. Legge un quotidiano cattolico e ritrova anche l’altro “mantra”, quello dei “temi eticamente sensibili”. Una profusione di commenti illuminati, iniziative e convegni, manifestazioni e veglie di preghiera, la riflessione del vescovo di turno………Un attimo: e io che faccio con Roberta e col il mio capo? C’è una parola per me, su questo? Un parroco e una comunità che mi sostiene, anche qualora facessi una scelta che non mi conviene, un “fuori schema”? Un vescovo che mi apra l’orizzonte? Un bel documento della Chiesa che dice a me – e a tutti – che cosa “non dovrebbe essere negoziabile” nella scelta che devo fare?

Questa è la storia di Mario. Ma c’è anche quella di Claudia, contabile in un’impresa edile, che deve decidere se denunciare o meno il suo capo che assume in nero i muratori; o quanto meno rifiutarsi di stare al gioco, con un esito scontato. Oppure c’è Giovanni, imprenditore, che partecipa a una gara d’appalto per un grande servizio pubblico: gli fanno capire che l’unico modo per avere il lavoro è “oliare” la macchina. O, anche, Massimo, ristoratore… il locale è in buona posizione, ma le cose non vanno tanto bene: qualcuno che “deve ripulire dei soldi” gli offre di entrare in società portando liquidi freschi.

Che devono fare Mario, Claudia, Giovanni, Massimo? Chi li sostiene? Chi li incoraggia? Che sponde trovano nella produzione pastorale, culturale e persino politica di tutta la Chiesa italiana?

Non è una domanda retorica.

(foto flickr/askthepixel)

30 settembre 2009

nel letto ma pure nel portafoglio (please)


Si parlerà di economia, politica e morale cristiana. Pure di sesso e soldi.
Si salvi chi può. Non riesco a essere breve.

Nell'ultima enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate tra gli aspetti più nuovi (posizioni "nell'aria" che si sono cristallizzate ora nel Magistero) c'è una lunga riflessione sull'economia e la finanza e sulla "civilizzazione dell'economia".

Immaginate. Per un cattolico (dicono), laureato in economia nel 1998, con una tesi "quasi originale" sul commercio equo e solidale è una bellissima notizia.

Bene. In una recente intervista, durante il viaggio in Repubblica Ceca, Benedetto XVI avrebbe ribadito che la grande sfida di questo momento storico è proprio "integrare l'etica nella costruzione dell'economia mondiale". Strabene. Coraggio e avanti tutta, Santità!

Poi, devo assistere in Italia a cose tipo lo "scudo fiscale" (promosso, beninteso anche da esponenti politici rigorosamente cattolici... dice) e mi ri-faccio questa domanda, un po' trita... ma, oh, sarà che invecchio, mi sembra ancora buona... Ma perché in campo di morale economica e sociale come Chiesa italiana (Cei, per i non addetti) non siamo un tantino più dettagliati e definitivi? E almeno con la stessa intensità di vibrazione e di forze che mettiamo su temi come vita e morale sessuale?

Così, tanto per dare un sostegno (e anche un limite) ai tanti cristiani che ogni giorno prendono piccole e grandi decisioni in campo economico e finanziario, nel mondo del lavoro? Per carità, sono cose già chiare persino nei 10 Comandamenti, e financo nel Catechismo della Chiesa cattolica ma non le sento a tamburo battente come altre... E magari uno può pensare che siano territorio franco.

No, perché, mentre nel recente passato abbiamo dovuto assistere addirittura alla spiegazione un po' "pulp" del metodo di fecondazione omologa ammesso dalla morale cristiana (neanche De Sade), oggi devo ancora capire bene se qualora avessi il vezzo di speculare (sulla pelle degli altri) su beni mobili o immobili, di metter su imprese in nero, magari con soldi di dubbia provenienza e/o a colpi di tangenti e/o con contratti di lavoro inesistenti o farseschi e/o evadendo il fisco e altre abilità creative del genere, dovrei fare una capatina in confessionale (non dico tanto) o no.
E, sopratutto, se qualche sacerdote o vescovo si sentono in dovere di suggerirmelo.