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21 agosto 2013

lavorare è servire

Il mio storico medico di famiglia va in pensione. E ha scritto una lettera ai suoi pazienti (da oggi pare si debba dire "persone assistite", ma vabbè).

Leggerla mi ha fatto tornare alla mente tanti ricordi. Anche quelli di tanti medici cui è capitato di doverci affidare.
foto flickr/SalFalko


Sgombrate un po' le emozioni, gli ho risposto così:

Carissimo S. ... Ti auguro ogni bene e ti ringrazio per il tuo lavoro e il tuo servizio di medico: "servizio" è una parola caduta in letargo almeno nelle grandi discussioni, sopratutto quelle che riguardano il lavoro; e Dio sa quanto invece avremmo tutti bisogno che venisse riabilitata e valorizzata.

Ho sempre apprezzato la tua capacità di curare innanzitutto nella relazione con chi hai di fronte; senza un coinvolgimento emotivo esplicito ed evidente ma con "ferma tenerezza", e con occhi interessati e orecchie che sanno ascoltare: garantiscono già almeno un 30% della possibile guarigione. Un'attitudine non di tutti
. Grazie!

05 giugno 2012

tre minuti

"Buongiorno, devo rinnovare la carta d'identità".

Ore 11.55, presso gli uffici di un Municipio di Roma. L'orario di chiusura affisso fuori dichiara "13.15".
Sara è da sola. Zero fila. Ci sono due impiegati dietro il vetro dello sportello: Lui, assorto davanti al Pc, ha l'aria (e le movenze) di chi sta cercando di battere il record di "Prato fiorito"; Lei sposta carte e cartelline.


"No, guardi, nun se po' fa", dice lei. "Abbiamo lavorato troppo oggi".
"Ahahaha" ride e sorride compiacente Sara che, sebbene "immigrata" dal Sud Italia, conosce ormai il sarcasmo solare dei romani...
"No, nun ha capito. Abbiamo chiuso" grugnisce Lei.
"In che senso, scusi? Sta scherzando vero? Ma se la chiusura è tra più di un'ora".

Lei la guarda in cagnesco un istante. Grugnisce qualcosa. Si siede scocciata e strappa di mano modulo, foto e vecchia carta d'identità a Sara. Che ancora non si è completamente ripresa dallo shock.

Dopo tre minuti esatti di inserimento dati e stampate varie, Lei consegna la nuova carta d'identità a Sara e dice irritata: "Ha visto quanto tempo me c'è voluto?".

Tre minuti, appunto. Una faticaccia.

19 ottobre 2010

Lavoratori eticamente sensibili


Sul lavoro ci sono da fare molte scelte “eticamente sensibili”. E sono scelte dure anche perché nelle vite di alcuni sono quasi quotidiane. Il rischio è che si camuffino nell’ombra densa della “normalità”, tra un giornale divorato in equilibrio precario su un autobus, una spesa al supermercato all’ora di chiusura e la tv sul divano la sera con famiglia e affini.
Per molti, i criteri di discernimento sono pochi e semplici se non obbligati. Per Mario, per esempio, no. Mario deve decidere su una cosa che gli sembra cruciale. E non ci trova nulla di semplice. Eppure anche lui vorrebbe scegliere per il meglio, anzi, per Bene.

Il suo capo gli ha proposto – tra battute riduttive e pacche sulla spalla – di sostenerlo in una sua “manovretta” di ascesa gerarchica, con annessa qualche “innocua” bugiola da raccontare ai superiori e da scrivere su di un report. E per fortuna non si occupa della parte contabile della vicenda: un peso in meno sulla coscienza. Se Mario assecondasse il giochino, ne guadagnerebbe una piccola promozione. Ma stare al giochino significherebbe sbugiardare il lavoro parallelo, tra l’altro trasparente e professionale, di una collega, Roberta, e rubarle di fatto la “sua” promozione. Non assecondando il capo, invece, perderebbe dei soldini tanto utili e probabilmente un’ultima occasione di carriera.

Che fare?

Mario esce dalla Messa, nella sua parrocchia. È la sua comunità, e diciamo che è uno impegnato. Il suo parroco rammenta spesso la grande bussola del laico italiano contemporaneo, i “principi non negoziabili”. Riascolta il “mantra”. Lo medita di nuovo. Guarda amici e “correligionari”: sorrisi, abbracci, “come stai?”, “ricordati la riunione del gruppo giovedì”, “vieni alla mensa Caritas sabato?”, “ci sei alla lectio mercoledì?” etc etc…
Torna a casa. Legge un quotidiano cattolico e ritrova anche l’altro “mantra”, quello dei “temi eticamente sensibili”. Una profusione di commenti illuminati, iniziative e convegni, manifestazioni e veglie di preghiera, la riflessione del vescovo di turno………Un attimo: e io che faccio con Roberta e col il mio capo? C’è una parola per me, su questo? Un parroco e una comunità che mi sostiene, anche qualora facessi una scelta che non mi conviene, un “fuori schema”? Un vescovo che mi apra l’orizzonte? Un bel documento della Chiesa che dice a me – e a tutti – che cosa “non dovrebbe essere negoziabile” nella scelta che devo fare?

Questa è la storia di Mario. Ma c’è anche quella di Claudia, contabile in un’impresa edile, che deve decidere se denunciare o meno il suo capo che assume in nero i muratori; o quanto meno rifiutarsi di stare al gioco, con un esito scontato. Oppure c’è Giovanni, imprenditore, che partecipa a una gara d’appalto per un grande servizio pubblico: gli fanno capire che l’unico modo per avere il lavoro è “oliare” la macchina. O, anche, Massimo, ristoratore… il locale è in buona posizione, ma le cose non vanno tanto bene: qualcuno che “deve ripulire dei soldi” gli offre di entrare in società portando liquidi freschi.

Che devono fare Mario, Claudia, Giovanni, Massimo? Chi li sostiene? Chi li incoraggia? Che sponde trovano nella produzione pastorale, culturale e persino politica di tutta la Chiesa italiana?

Non è una domanda retorica.

(foto flickr/askthepixel)

21 ottobre 2009

posto fisso


Il piano di Tremonti...



(questo è uno degli annunci - è uscito in agosto - della nuova serie 2009 della campagna di comunicazione sociale "Pubblicità regresso" che realizziamo e pubblichiamo su Aesse, il giornale delle Acli)

ps. ne parlano anche su Jobtalk, il blog sul mondo del lavoro de Il Sole 24 Ore.