Il mio storico medico di famiglia va in pensione. E ha scritto una lettera ai suoi pazienti (da oggi pare si debba dire "persone assistite", ma vabbè).
Leggerla mi ha fatto tornare alla mente tanti ricordi. Anche quelli di tanti medici cui è capitato di doverci affidare.
Sgombrate un po' le emozioni, gli ho risposto così:
Carissimo S. ... Ti auguro ogni bene e ti ringrazio per il tuo lavoro e il tuo servizio di medico: "servizio" è una parola caduta in letargo almeno nelle grandi discussioni, sopratutto quelle che riguardano il lavoro; e Dio sa quanto invece avremmo tutti bisogno che venisse riabilitata e valorizzata.
Ho sempre apprezzato la tua capacità di curare innanzitutto nella relazione con chi hai di fronte; senza un coinvolgimento emotivo esplicito ed evidente ma con "ferma tenerezza", e con occhi interessati e orecchie che sanno ascoltare: garantiscono già almeno un 30% della possibile guarigione. Un'attitudine non di tutti. Grazie!
Leggerla mi ha fatto tornare alla mente tanti ricordi. Anche quelli di tanti medici cui è capitato di doverci affidare.
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| foto flickr/SalFalko |
Sgombrate un po' le emozioni, gli ho risposto così:
Carissimo S. ... Ti auguro ogni bene e ti ringrazio per il tuo lavoro e il tuo servizio di medico: "servizio" è una parola caduta in letargo almeno nelle grandi discussioni, sopratutto quelle che riguardano il lavoro; e Dio sa quanto invece avremmo tutti bisogno che venisse riabilitata e valorizzata.
Ho sempre apprezzato la tua capacità di curare innanzitutto nella relazione con chi hai di fronte; senza un coinvolgimento emotivo esplicito ed evidente ma con "ferma tenerezza", e con occhi interessati e orecchie che sanno ascoltare: garantiscono già almeno un 30% della possibile guarigione. Un'attitudine non di tutti. Grazie!
