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09 marzo 2013

Zeman, Mourinho e il "papi-guru"

Piccola antropologia quotidiana di un pendolare curiosone.

Lui è un padre sprint sulla cinquantina, look casual e faccia da centro benessere (tanta invidia).

Lei, la figlia adolescente con l'Ipod. Scafata il giusto.
Hanno quell'aria da "siamo più amici che padre e figlia".
Ma ve lo saprò dire meglio tra qualche anno.

Comunque. Parlano di scuola, di assemblee, e di una rappresentante di classe - a loro dire - un po' ambiziosa e maneggiona (in Italia? ohibò!).
E poi, commenti su una certa insegnante...

flick/Alex Abian

Di fronte alla figlia, insoddisfatta di approccio e metodi della prof. - lei giura che è sentimento comune in classe - il "papi-guru" offre la sua visione della pedagogia con un'ardita metafora, che evidentemente sentiva di saper maneggiare con padronanza:
"Lo vedi, lei è come Zeman: per carità, bravo a insegnare la tecnica, ma è fissato con le sue idee. Se c'è qualcuno che non è proprio il tipo adatto al suo gioco, lo stronca, lo mette fuori e non lo considera più. Mourinho, invece... lui sì... magari sembra un venditore di tappeti più che un insegnante di calcio, però se vede un giovane bravo che sa che può dargli qualcosa, non ci pensa un secondo a valorizzarlo, a coccolarlo e a metterlo dentro".

Concetto "rottamatore" apprezzabile. E, dicevo, bravo lui, in fondo: fare esempi credibili e comprensibili è un arte sottovalutata.

Certo i modelli della cultura popolare più immediati sono questi: voglia dare colpa al "papi-guru"?

20 dicembre 2010

100 feriti, un disperso

flickr/Self-portrait_girl
Una sola parola d'ordine: scontri.

E poi, a seguire, violenza, black block, infiltrati, sicurezza, ordine pubblico, terrorismo e, buona ultima, fascismo.

Dopo la recente manifestazione di Roma, commenti e commentesse, titoloni e anatemi, evocazioni da seduta spiritica ed editoriali di ogni risma si sono succeduti al solito ritmo di tamburo, quello dettato dai "grandi media".

E mentre ancora la coda del dibattito "sugli scontri" non si esaurisce, già si parla di altri "scontri", quelli che non ci sono ancora stati ma potrebbero esserci nei prossimi giorni.

In tutto questa bailamme di fatti e sopratutto di parole, oltre e putroppo, ai 100 feriti di Roma, dobbiamo di sicuro registrare un disperso: il senso delle cose.

Sono tragicamente refrattario alle ideologie, sistemi di pensiero strutturati che galleggiano prepotenti sulla vita concreta delle persone reali.
In questo caso, se ne fronteggiano due. Sia l'ideologia di chi in nome della sicurezza, dell'ordine pubblico, della legalità (...) bolla una pubblica e ampia protesta contro questa gestione politica indecente del Paese come una mera azione di teppismo organizzato; sia quella di chi in nome del diritto a manifestare, della libertà di espressione (...), della rabbia accumulata, della frustrazione, giustifica e anzi benedice il vandalismo, il teppismo, la violenza elevandola a filosofia esistenziale e a liturgia rivoluzionaria.

Grazie a queste due ideologie, due energumeni che si provocano e si sfidano col petto gonfio, siamo costretti da giorni a sentir commentare solo "gli scontri".
Evidentemente la violenza in qualche modo pare l'unico terreno praticabile da entrambi questi schieramenti. Anzi, c'è anche un certo godimento sado-maso a parlarne.

Io mi sono perso in questa bailamme.
Se qualcuno sa riportarmi una parola di senso e disinteressata pronunciata da qualcuno che dovrebbe o pretende di rappresentarmi (istituzioni, politici, sindacati, leader veri e presunti del "movimento") mi aiuti.

Cercasi una parola di senso sul grave disagio sociale che questo Paese sta covando da troppo tempo, impantanato inesorabilmente tra escort e veline, affari sporchi piccoli e grandi - tramati nei palazzi del potere o solo all'ombra della guardiola di un condominio - e giochetti di partito.

Cercasi una parola di senso, anche solo un tentativo, per avviare l'unico dibattito sensato, utile, responsabile... Quello sull'Italia del futuro.

C'è qualcuno che ha un progetto bello per l'Italia? E, possibilmente, un ego piccolo piccolo?

17 novembre 2009

al sicuro


Quando entro nel cortile della scuola dei miei figli - la Di Donato-Manin nel cuore multietnico del quartiere Esquilino di Roma - e vi sosto insieme ai miei bimbi che giocano con amichetti e amichette, mi sento bene. Mi sento che mi posso fidare di molte di quelle persone che ci sembrano così lontane.

C'è M., mamma polacca (cattolica) di due bimbi e moglie di R., tunisino e musulmano: quando li vedo insieme comunicano grande intesa e affetto. Quando abbiamo bisogno del suo aiuto, c'è sempre... 

Ci sono G. e C., georgiani, lui prete ortodosso. Hanno tre bimbi e siamo amici, "per forza".

C'è R. giovane mamma bengalese e musulmana di U., che ha imparato a fare la focaccia barlettana con mia moglie a casa... a Pasqua ci ha chiamato per farci gli auguri perchè "sapeva che è una festa importante per voi".

C'è R, mamma turca (cristiana), di genitori ebrei (!), sposata con un indiano musulmano... ci ha invitati a casa (unica famiglia italiana, temo) per il compleanno di uno dei suoi figli.

C'è A., colombiana, la  mamma (sola) di D., che corre mattina e sera per Roma per lavorare e stare anche col figlio.

C'è anche la mamma (di cui no ricordo il nome) di S., una compagna di origine filippina di Pietro che ogni mattina lo cerca con un sorriso e vuole che la porti per mano in classe al suono della campana.

Ma ci sono anche F. e C., sposi italianissimi, come altri; e tantissimi altri "stranieri", cinesi, coreani, pakistani, rmeni, ucraini, moldavi... che voglia di conoscerli meglio tutti!

Tutti papà e mamme a cui affiderei i miei figli... Lì, in quel cortile di storie che si cercano, mi sento al sicuro.

(foto di pardeshi/flickr)

23 settembre 2009

mai dire multietnico

Esco dalla scuola Di Donato, vero melting-pot nel multietnico quartiere Esquilino, a Roma.
Due dei miei figli vanno a scuola lì. Pietro, il "grande", da pochi giorni in prima elementare ha appena finito di rincorrersi con un bimbo della seconda (nerissimo e romanaccio, di cui non so il nome) e G., figlio di una bella coppia (lui tunisino, lei polacca), amico già dalla materna...

Esco, dicevo, e mi viene in mente di mettere insieme un po' di appunti sparsi, sull'immigrazione e sulla cittadinanza, temi accomunati nel dibattito politico recente.

Pensando all'allarme per il numero di bambini stranieri nelle classi scolastiche, mi sono ricordato di una chiacchiera estiva. In un paesino della Maremma, dove è nata mia madre, tradizionale "feudo rossissimo", la scuola elementare è riuscita nell'impresa di istituire di fatto, tramite varie "manovre" tra insegnanti e genitori zelanti, due classi prime: una, purissima, per i "locali" e una per gli "stranieri" (i figli degli immigrati arrivati in questi anni a badare ai vecchi o a respirare silice nella cava di gesso) e i residenti - italianissimi - del quartiere periferico del paese, accomunati così nel destino e dall'etichetta di essere antipatiche scorie per la purezza della razza. Comunque, la si veda mi sembra un metodo almeno un po' rozzo (diciamo così) per risolvere un problema didattico...

Oggi mi imbatto in questa recente frase di Roberto Saviano in una bella intervista rilasciata a Nigrizia:
"I migranti vengono in Italia anche per difendere i diritti che noi non vogliamo più difendere. Per questo l'ho chiamata "magia", la strana magia che si è innescata. A un certo punto, in Italia il cinismo e un certo modo di galleggiare hanno fatto sì che il diritto alla vita e a un lavoro dignitoso fossero considerati, ormai, solo un gioco per vecchi annoiati moralisti".

Sì, ha detto proprio "moralisti"...

(foto http://fotoalbum.genitorididonato.it)