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12 novembre 2009

dall'inferno alla bellezza



Quasi tre milioni di persone (stessi ascolti di X Factor, ma meno del programma di Bonolis) hanno seguito lo speciale "Che tempo che fa" in cui è stato protagonista Roberto Saviano con una lettura pubblica (rivisitata per la Tv) di alcuni brani del suo ultimo "La bellezza e l'inferno".

Consiglio personalmente a tutti di cogliere le occasioni per ascoltare quest'uomo.

La sua sorgente narrativa fondamentale, la sua poetica, è una sola: la potenza della parola.

Mi permetto di sottolineare un altro dei temi chiave: la possibilità dell'uomo di essere "bello" e, perciò, di fare cose belle. Anche in questo mondo, spesso tragico.

Li trovo entrambi temi profondamente religiosi, per non dire cristiani. Opinione tutta mia, perché non so la sua vicenda personale. Non ho mai ascoltato suoi personali "outing" religiosi, di alcun genere.
Peraltro, confesso, trovo piuttosto ridicolo il cliché di chi lo archivia subito pigramente nello scaffale di quelli "de sinistra". Credo che non lo abbiamo letto bene né ascoltato bene, ammesso che la sua collocazione nello scaffale sia un buon motivo per non leggerlo, ascoltarlo etc etc.

Saviano non risulta simpatico a molti. Succede. Ma è un peccato perdersi l'occasione di farsi interrogare dalle sue provocazioni.

Lo si accusa di aver cavalcato cinicamente il suo successo, e anche il personaggio che tanti lettori (e la sua condizione di "braccato") lo hanno fatto diventare; si mettono in dubbio le sue effettive capacità di scrittore, la sincerità dei suoi sfoghi; lo si critica perché essendo sotto scorta "fa sprecare soldi allo Stato"... senza citare il mare di calunnie mirate a delegittimare quello che ha voluto/dovuto (lui dice giustamente che per uno scrittore che vede delle cose "scrivere è un'esigenza") scoperchiare con "Gomorra".

La vera potenza di "Gomorra" non sta tanto l'inchiesta sul "sistema" (la Camorra), e su quanto questa sia profondamente radicata, in tutte le sue forme, nel tessuto "legale" del nostro Paese. La vera potenza di Gomorra e della scrittura di Saviano sta nella sua inchiesta sull'uomo.

Questa molti la rifiutano (e così snobbano lo scrittore), e non possono cogliere che Saviano tratteggia per tutti un inatteso "lieto fine".

ps. il mio amico Tori, prende spunto da questo post per lanciare una "Giornata della Bellezza" tra i blogger e i navigatori della rete: partecipate!

23 settembre 2009

mai dire multietnico

Esco dalla scuola Di Donato, vero melting-pot nel multietnico quartiere Esquilino, a Roma.
Due dei miei figli vanno a scuola lì. Pietro, il "grande", da pochi giorni in prima elementare ha appena finito di rincorrersi con un bimbo della seconda (nerissimo e romanaccio, di cui non so il nome) e G., figlio di una bella coppia (lui tunisino, lei polacca), amico già dalla materna...

Esco, dicevo, e mi viene in mente di mettere insieme un po' di appunti sparsi, sull'immigrazione e sulla cittadinanza, temi accomunati nel dibattito politico recente.

Pensando all'allarme per il numero di bambini stranieri nelle classi scolastiche, mi sono ricordato di una chiacchiera estiva. In un paesino della Maremma, dove è nata mia madre, tradizionale "feudo rossissimo", la scuola elementare è riuscita nell'impresa di istituire di fatto, tramite varie "manovre" tra insegnanti e genitori zelanti, due classi prime: una, purissima, per i "locali" e una per gli "stranieri" (i figli degli immigrati arrivati in questi anni a badare ai vecchi o a respirare silice nella cava di gesso) e i residenti - italianissimi - del quartiere periferico del paese, accomunati così nel destino e dall'etichetta di essere antipatiche scorie per la purezza della razza. Comunque, la si veda mi sembra un metodo almeno un po' rozzo (diciamo così) per risolvere un problema didattico...

Oggi mi imbatto in questa recente frase di Roberto Saviano in una bella intervista rilasciata a Nigrizia:
"I migranti vengono in Italia anche per difendere i diritti che noi non vogliamo più difendere. Per questo l'ho chiamata "magia", la strana magia che si è innescata. A un certo punto, in Italia il cinismo e un certo modo di galleggiare hanno fatto sì che il diritto alla vita e a un lavoro dignitoso fossero considerati, ormai, solo un gioco per vecchi annoiati moralisti".

Sì, ha detto proprio "moralisti"...

(foto http://fotoalbum.genitorididonato.it)