Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post

03 dicembre 2013

Vincere. E perderemo

Spogliatoio della piscina comunale di Ostia. Bambini e bambine tra i 4 e i 10 anni che scorazzano tra piscina e docce in base ai turni.

Domenica ci saranno le prime gare/esibizioni: per moltissimi di questi piccoli è la prima volta che "misurano" le proprie capacità, i propri limiti e, sopratutto, le proprie emozioni.

flickr/pico2009

Sto asciugando i capelli a una delle mie figlie. Nell'arco di 10 minuti sento:
  • una madre apparentemente premurosa e con la voce flautata rivolgersi occhi negli occhi al figlioletto (un cosino carino di 5 anni al max), dicendogli: "Allora vincerai domenica? Ce la farai a vincere?... ". Il cosino carino e spaurito (ancora per poco) risponde: "Ma... non lo so... forse". E la mamma: "Vincerai, bisogna vincere".
  • un padre agitato, chiuso nel bagno col figlio (questo un po' più grande, 8-9 anni) e lo sta rimproverando per qualcosa che non ho sentito. Ma sento la coda: "Vabbè, non importa... basta che domenica vinci tutte le gare"...
Sono uscito amareggiato. Arrabbiato. Un po' rassegnato.

18 maggio 2011

uomini veri

Mattino presto. La sveglia suona per tutti in casa.
Uno dei bambini, il maschio, entra assonnato in cucina.

Trova la mamma sulle ginocchia del papà, china sul volto di lui.
Il papà piange.

Niente di clamoroso. Ma è chiaro anche al figlio che sta piangendo lacrime vere.

Di fronte alla scena il bimbo si paralizza e, a distanza, resta in un silenzio misto di rispetto e smarrimento.

Il padre si ricompone, si alza, tenta di rassicurarlo: "Tranquillo, è tutto a posto".

Il bimbo resta a capo chino, l'espressione seria.

Il padre si avvicina di nuovo e gli sussurra in un orecchio: "Anche i veri uomini possono piangere".

Il bimbo alza il capo. Sorride.
E il padre in quel sorriso asciuga le lacrime.

08 novembre 2010

rapporto inter-generazionale

Quando si dice il ruolo educativo degli adulti, "i giovani d'oggi", la saggezza dei vecchi etc etc

(location: Ostia, Viale Cardinal Ginnasi, ore 9.50)

Nipote (8 anni circa, a naso): "Nonna, che bello! Sai che dopo pranzo vedo il derby con papà?".

Nonna (ride, saputa): "E tu lo sai che ieri l'Intere s'è rubbata la partita".

Nipote: "Ah sì, che peccato".

(foto flickr/Ataca Esquimal)

09 marzo 2010

per un Paese solidale

"E' importante che questo documento venga conosciuto e diffuso. Se rimane nelle biblioteche o nelle riviste serve a poco o a nulla".

Così ieri - riferendosi al recente documento della Cei, Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno - mi ha detto al telefono monsignor Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina e segretario della Commissione Cei per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, a margine di un'intervista realizzata per il prossimo numero di Aesse, il giornale delle Acli.

E allora anche io, nel mio piccolo, lo diffondo. Se volete potete leggerlo qui.

Ne parlo perché è un documento che nasce per commemorare il ventennale del primo documento di questo genere, allora pubblicato però "solo" dai vescovi del Sud Italia. Questa una prima nota di rilievo

Ne parlo perché con "il pretesto" di parlare del e al Mezzogiorno i vescovi intendono rivolgersi in realtà a tutto il Paese. E mi pare un momento strategico e opportuno per farlo.

E ne parlo sopratutto perché il testo esce dai cliché di prodotti analoghi degli ultimi 20 anni della Conferenza episcopale italiana, prolusioni settimanali incluse. Si è preferito dare maggiore forza al taglio pastorale e teologico che a quello socio-economico; tra l'altro, con tantissimi rimandi, anche di stile, all'ultima enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, e con un ritorno in voga di alcuni temi e termini forti, come quello della giustizia o della "opzione preferenziale per i poveri", considerati da alcuni in senso dispregiativo, temi "conciliari". Elementi, questi ultimi, nient'affatto scollegati.

Invano la stampa nazionale ha cercato nel documento qualche presa di posizione "politicante" (come forse erano stati abituati a trovare). E questo ha destato un po' di effetto-spiazzamento. E fisiologicamente anche una rapida scomparsa dalle prime pagine.

I vescovi si rivolgono alla società civile e, con grande forza, alla comunità dei credenti, al popolo di Dio, risollevando questioni vecchie e nuove ma anche indicando una via progettuale, sia "laica" che strettamente spirituale.
Assumendosi delle responsabilità, ma anche mostrando alla gente, credo per la prima volta in un testo Cei, dei "buoni modelli", con il riconoscimento pubblico di don Pino Puglisi, don Beppe Diana e di Rosario Livatino in qualità di "testimoni di fede" (martiri, letteralmente).

Alla mia domanda, buttata lì senza troppa pretesa, se l'esplicita condanna della mafia, della mafiosità e della varie forme di illegalità (esercitata o anche solo blandita, giustificata), come "strutture di peccato", non sia di fatto ora diventata un'integrazione formale al principio non negoziabile della difesa della vita, dall'inizio alla fine, mons. Pennisi mi ha risposto: "Sì, certamente. La condanna della cultura di morte della mafia fa parte della promozione della vita. Non possiamo dire di difendere la vita se lo facciamo solo al suo inizio o solo al suo tramonto e non la difendiamo, non difendiamo la qualità della vita lungo il suo corso".

Sono contento. A me non sembra, alla luce della mia esperienza recente, una risposta tanto lapalissiana.

ps. sul perché mons. Pennisi sottolineasse l'importanza di diffondere questo documento, nel frattempo, succede di questo

(foto di simistef/flickr)